L'estro...

Tutti conosciamo il significato di estro, se non altro basta sfogliare un qualsivoglia vocabolario della lingua italiana e leggere: «ispirazione artistica naturale», cioè quel qualcosa che guida l’artista nel creare un’opera e, sempre in senso figurato, capriccio, desiderio improvviso. Per saperne di più, però, e per scoprire il significato “nascosto” del termine, diamo la parola a Lodovico Griffa.
«Quando noi diciamo, di un poeta che “gli salta l’estro”, per dire che sente un’improvvisa ispirazione, non immaginiamo di usare, sia pure con una metafora, il linguaggio dei contadini, che vivevano nell’antico Lazio tanti secoli fa, quando Roma era un piccolo villaggio sulle sponde del Tevere. Vi parrà strano; ma è proprio così.
L’
oestrus era per quelle genti contadine il nostro tafano, una specie di calabrone fastidiosissimo, che salta sui cavalli e li punge per succhiare il sangue. Naturalmente il cavallo reagisce al dolore improvviso della puntura agitandosi e scalpitando, dando segni di furore mal controllato.
Così, pensa la gente, fanno i poeti quando sono assaliti dall’ispirazione: si esaltano, si accendono, e... scrivono, in uno stato d’animo quasi furioso, come il cavallo punto dall’estro. Il nome del maligno insetto è, perciò, diventato sinonimo di stimolo, interno od esterno, che provoca l’eccitazione poetica; e noi, oggi, senza saperlo, parliamo dei poeti come gli antichi abitatori del Lazio parlavano dei cavalli».
Quante sorprese ci riserva la storia della nostra lingua. Peccato che molti, con il loro “analfabetismo snobistico”, la calpestino.

30-05-2016 — Autore: Fausto Raso