Or sono o orsono ?
La sola grafia “corretta”, a nostro modo di vedere, è quella scissa. Non mancano, comunque, esempi di scrittori che preferiscono quella univerbata (orsono), tra cui, se non cadiamo in errore, Sciascia. Ora si tronca in “or” in alcune combinazioni cristallizzate, come “or ora” e in altre già unificate, come “ormai”. Non ci sembra il caso di “orsono” la cui grafia univerbata non è ancora cristallizzata. Una ricerca con Google ha dato, infatti, questi risultati: or sono, 30.600.000 occorrenze; orsono, 344.000 occorrenze.
Asserpolato e avaccevole
Tra le parole della nostra bella lingua da salvare metteremmo, questa volta, due aggettivi, l’uno denominale, l’altro deverbale: asserpolato (viene da serpe) e avaccevole (dal verbo avacciare , sollecitare, affrettare).
Il primo significa piegato a guisa di serpe, attorcigliato e simili. Una volta si adoperava per insegnare ai fanciulli a riconoscere la S : « quest’asserpolata è un’esse ». Crediamo che lo registri ancora solo il GDU del De Mauro.
Il secondo sta per sollecito, affrettato : si avvicinò a lui con passo avaccevole. Sembra si trovi ancora nel vocabolario del Palazzi.
Il modificante
Nessun sacro testo in nostro possesso specifica che l’avverbio è chiamato anche modificante perché modifica, per l’appunto, il significato di un verbo, di un nome, di un aggettivo o di un altro avverbio. L’avverbio, dunque, prende il nome dal latino adverbum, composto con ad- (accanto, presso) e con verbum(parola) e costituisce una delle nove parti del discorso. Non specificano inoltre — sempre i sacri testi in nostro possesso — che i modificanti (gli avverbi) si sogliono dividere in tre categorie: semplici, composti, derivati .
Sono semplici quei modificanti che non derivando da altre parole hanno forma autonoma: già; mai, bene; oggi, domani; ieri; forse; poco ecc. Sono chiamati composti quelli che in origine costituivano delle locuzioni avverbiali formate da due o più termini, poi fusi in un’unica parola (la così detta univerbazione): inoltre (in oltre); infatti (in fatti); indietro (in dietro); talvolta (tal volta) ecc. Si chiamano derivati, infine, i modificanti o avverbi che traggono origine da un termine mediante l’aggiunta di un suffisso, come -mente o -oni ( -one ): sereno/ serenamente ; bello/ bellamente ; onesto/ onestamente ; balzello/ balzelloni ; ginocchio/ ginocchioni ecc.
Accanto agli avverbi veri e propri ci sono le locuzioni avverbiali , che hanno il medesimo significato e la medesima funzione grammaticale dei modificanti. Sono frasi fatte costituite da gruppi di termini in sequenza fissa. Vediamone qualcuna: a poco a poco; or ora; a stento, d’ora in poi; all’improvviso; di frequente; per caso; di bene in meglio ecc.
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