Qualunque
Due parole due sull’uso corretto di qualunque perché non sempre è adoperato... correttamente. Qualunque, dunque, è un aggettivo indefinito di quantità e significa l’uno o l’altro che sia.
È invariabile e non si può adoperare in funzione di pronome (il pronome corrispondente è chiunque). Essendo invariabile non ha plurale; non è ortodosso, quindi, scrivere o dire, per esempio: non mi convincerete mai, qualunque siano le vostre motivazioni. Un verbo di numero plurale (siano) non può riferirsi a un singolare (qualunque). In casi del genere si sostituisca qualunque con quali che (siano le motivazioni). Alcuni vocabolari ammettono, sia pure raramente, l’uso al plurale, in questo caso, però, sempre posposto al sostantivo.
Un’ultima annotazione. Qualunque si può adoperare anche in funzione di aggettivo relativo unendo due proposizioni e il verbo che segue va al congiuntivo (popolare l’uso dell’indicativo). In quest’ultimo caso è grave errore farlo seguire dal pronome che (essendo insito in qualunque). Non, quindi: «voglio sapere qualunque cosa che voi facciate», ma, correttamente, «qualunque cosa facciate».
In linea di massima
Perché si dice in linea di massima?
Massima è il femminile di massimo, a sua volta superlativo di magnus, grande, e significa regola generale (forse è appunto un aggettivo sostantivato, con ellissi della parola regola).
Ed ecco perché in linea di massima corrisponde esattamente all’espressione in linea di principio, dove anche principio significa regola generale. Dunque, per capire l’espressione bisogna scinderla in due. 1) In linea di e 2) massima.
Linea, secondo lo Zingarelli (II-3, fig.) significa anche modo di comportarsi, norma seguita, indirizzo di fondo di un’azione. Dunque, nella sua totalità, l’espressione potrebbe essere così tradotta: 1) seguendo i principi 2) della regola generale.
Una frase come: In linea di massima siamo benevoli con chi si scusa, ma deve pagare i danni, significherebbe: Di solito, ma non sempre, siamo benevoli con chi si scusa, e dunque se lo perdoniamo dovrà dirci grazie: ma che non pensi di esimersi dal rifondere i danni.
Obietto ancora che, come ha detto qualcuno, l’etimo sia l’intimo significato della parola. Questo è ciò che si riteneva agli inizi degli studi etimologici ma in linguistica, per quanto ne so, è oggi universalmente accettato il principio che il vero significato di una parola è quello che le assegnano i parlanti nell’uso della lingua.
Gêne, in francese significa fastidio, imbarazzo, e deriva da Gehenna, l’inferno biblico. Qui c’è un palese contrasto fra etimologia e significato attuale, ma è quest’ultimo, benché attenuatissimo rispetto all’etimo, l’unico legittimo.
Gianni Pardo
Avere una bella faccia
Quest’espressione che tutti conosciamo e adoperiamo significa sembrare in buona salute e si usa anche riferita a una cosa attraente, invitante.
Gli amanti dei cavalli dovrebbero conoscere l’origine perché la locuzione — sembra — ha una, sia pure lontana, relazione con il mondo equestre: si chiama, infatti, bella faccia la grande macchia bianca del mantello del cavallo che si estende fino agli occhi.
La locuzione, però, è adoperata soprattutto in senso ironico e riferita a una persona impudente e sfrontata.
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