Dilapidare e lapidare

Si presti molta attenzione a questi due verbi.
Per la loro assonanza alcuni li ritengono sinonimi e li adoperano indifferentemente; hanno, invece, significati completamente diversi.
Il primo significa sperperare: Giulio ha dilapidato tutto ciò che gli ha lasciato il padre.
Il secondo significa uccidere scagliando pietre: la donna, accusata di adulterio, è stata lapidata.
Etimo.it - dilapidare
Etimo.it - lapidare

06-12-2012 — Autore: Fausto Raso — permalink


Anàfora e catàfora

Breve viaggio attraverso il gergo linguistico che non tutti i sacri testi trattano e, quindi, sconosciuto ai più; anche a coloro che amano il bel parlare e il bello scrivere.
Cominciamo con l’anàfora che le grammatiche riportano sotto la voce retorica
spiegando che si tratta di una figura retorica, appunto, consistente nella
ripetizione di una o più parole all’inizio di più frasi o versi successivi.
Classico esempio di anàfora i versi danteschi: «Per me si va ne la
città dolente / per me si va ne l’eterno dolore / per me si va tra la perduta
gente
» (Inferno, III I-3). Non trattano, invece — le grammatiche — l’anàfora
che interessa in questa sede e che in gergo linguistico significa riferimento
all’indietro
, vale a dire riferimento a qualcosa di cui si è già parlato;
l’anàfora è, insomma, la ripresa di un elemento del discorso (chiamato antecedente)
rappresentato — per lo più — mediante un pronome: «Giovanni non lo
saluto
». Il pronome lo, in questo caso, ha una funzione anaforica
perché ci rimanda a quanto già detto (all’indietro), cioè a Giovanni. L’anàfora,
quindi, termine tratto dal verbo greco ἀναφέρειν; (anaphèrein, riportare) ci riporta all’indietro.
Un altro esempio, crediamo, farà maggiore chiarezza: «Le domande di ammissione al concorso debbono essere presentate entro il termine predetto...». L’aggettivo predetto — come si intuisce facilmente — ha valore anaforico perché ci rimanda, appunto, al termine... già detto (all’inizio).
All’anàfora si contrappone la catàfora che — sempre in gergo linguistico (forse sarebbe meglio dire settoriale) — significa riferimento in avanti, a qualcosa di cui si parlerà in avanti, in seguito: «non lo conosco, Giovanni». Nell’esempio su riportato per capire che il pronome lo si riferisce a Giovanni dobbiamo andare in avanti; dobbiamo, cioè, arrivare a... Giovanni. Il lo, per tanto, ha una funzione cataforica.
È interessante notare, in proposito, che i pronomi questo e quello (con i rispettivi femminili e plurali, naturalmente) possono assumere, secondo i casi, valore anaforico e cataforico. Avranno funzione anaforica quando servono per richiamare qualcuno o qualcosa di cui si sia già detto in precedenza; saranno adoperati cataforicamente, invece, quando servono per anticipare ciò di cui si parlerà in seguito.
Corriere.it - Anafora
Corriere.it - Catafora

01-12-2012 — Autore: Fausto Raso — permalink


La lingua di Bruno Vespa

Dal salotto di Porta a Porta Bruno Vespa ha detto testualmente: «Il festival avrà il privilegio di essere presentato da Paolo Bonolis».

Il dizionario Gabrielli in rete al lemma privilegio recita:
«privilegio [pri-vi-lè-gio]
s.m. (pl. /-gi/)
1 Diritto, concessione particolarmente vantaggiosi accordati a una o a poche persone in deroga alla norma comune: /accordare, concedere un p./; /ottenere un p./; /godere di un p./ ? estens. Documento, atto che concede un privilegio
2 estens. Onore particolare: /ebbe il p. di aprire la conferenza/ ? Dote particolare, prerogativa: /il p. di questo libro è la chiarezza/; /ha il p. della sincerità/
3 DIR Diritto di prelazione concesso dalla legge ad alcune categorie di crediti ? Privilegio generale, che vale per tutti i beni mobili del debitore ? Privilegio speciale, che vale solo per determinati beni, mobili o immobili, del creditore
4 ST Nel Medioevo, atto con cui un re, un imperatore o un papa concedevano particolari diritti di immunità o di esenzione»

Dopo aver letto con la massima attenzione ciò che dice l’insigne linguista, ci domandiamo come possa il festival avere il privilegio di qualcosa. Una persona può avere un privilegio, non una cosa. Siamo in errore? Nel caso specifico, comunque, il sostantivo privilegio ci sembra sia adoperato impropriamente.

Sentiamo anche ciò che dice, in proposito, il Sabatini Coletti in linea:
«privilegio[pri-vi-lè-gio]
s.m. (/pl. /-gi/)
1 Diritto, facoltà, vantaggio particolare di cui gode una persona, una categoria o una classe di persone: /p. economici, politici/; documento attestante la concessione di un p.: /p. regio, pontificio/
2 estens. Onore speciale: /ha avuto il p. di consegnare personalmente il premio/; pregio, merito, dote: /avere il p. della bellezza/
3 dir. Diritto di prelazione concesso a un creditore rispetto agli altri
• sec. XIII»

24-11-2012 — Autore: Fausto Raso — permalink