Oltrarno o oltr'Arno?

Ci scrive Aristide F. da Pisa: «Gentilissimo Dott. Raso, le scrivo per un quesito che, spero,voglia prendere in considerazione anche se può sembrare di poca importanza. Bisogna scrivere “oltrarno” o “oltr’Arno”? “Oltralpi” o “oltr’Alpi” ecc? Tempo fa, mio figlio, terza media, in un tema scrisse “oltrarno” e fu ripreso dall’insegnante. Secondo il docente la grafia corretta è con l’apostrofo e la maiuscola del nome del fiume: oltr’Arno. Grazie e cordiali saluti».

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Cortese Aristide, in lingua tutto è importante, se si vuole parlare e
scrivere correttamente. Quanto al suo quesito, mi spiace ma debbo
bacchettare l’insegnante di suo figlio: entrambe le grafie sono
corrette. Suo figlio ha scelto, a mio avviso, quella più comune.
La preposizione oltre quando ha valore di prefisso si salda al sostantivo: oltrelago, oltremare, oltremonte, oltrarno, oltralpi, oltretevere ecc.
Non è necessario, per tanto, anche se non si può ritenere scorretto, l’uso dell’apostrofo davanti a vocale: oltr’Alpi; oltr’Arno. È evidente che se si sceglie la grafia con l’apostrofo i nomi geografici (solo quelli, non altri) devono avere l’iniziale maiuscola.

13-10-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink


Reclamare (uso e abuso)

Due parole, due, sul verbo "reclamare" perché molto spesso è adoperato — a nostro modo di vedere — in modo errato. Il verbo, dunque, viene pari pari dal latino reclamare e vale disapprovare, opporsi gridando e simili.
Si costruisce correttamente, essendo intransitivo, con contro, presso, a, in: reclameremo contro questo provvedimento; reclama al direttore; reclamate
presso gli appositi uffici.
Alcuni vocabolari lo attestano anche transitivo, seguendo l’uso francese, con il significato di richiedere, domandare, rivendicare e simili: reclamare
gli stipendi arretrati; reclamare il giusto compenso. Non ci sentiamo di condannare quest’uso ma non l’incoraggiamo.
Come non incoraggiamo, anzi condanniamo, l’uso del verbo suddetto nei significati francesizzanti di esigere, richiedere, volere, chiamare e simili: questo è un affronto che reclama vendetta e simili.
http://www.etimo.it/?term=reclamare&find=Cerca

12-10-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink


Ha ha ha, che ridere!

Probabilmente buona parte dei lettori penserà (o penseranno) a un clamoroso errore, alla vista del titolo. No, amici, nessun errore.

L'acca dell'interiezione — contrariamente all'uso comune — si può anteporre o posporre, secondo il significato che le si vuole attribuire. Dopo per esprimere stupore, indignazione, dolore. Prima per "riprodurre" il suono della risata.

Se non credete all'estensore di queste noterelle, credete a quanto sostiene il Treccani (ma non solo).

«Ha2 ‹ha› interiez. — Suono, di solito ripetuto, che accompagna un riso ironico o sarcastico, per esprimere irrisione non grave ma in tono un po' risentito: ha ha, te l'avevo detto, peggio per te. In genere, la pronuncia aspirata dell'h è più o meno marcata a seconda dell'enfasi con cui si vuole sottolineare il riso».

11-10-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink