Pillole linguistiche

a cura del dott. Fausto Raso


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Damasceno e damaschino


Probabilmente pochi sanno che c’è una piccola differenza tra “damasceno” e “damaschino”. Il primo termine designa l’abitante di Damasco, capitale della Siria. Il secondo, come aggettivo, si riferisce a tutto ciò che riguarda la città: canne di fucile damaschine; tappeti damaschini.

21-04-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink



Una cospicua eredità


Sappiamo già che quanto stiamo per scrivere non avrà l’approvazione di qualche linguista, anche perché i vocabolari ci smentiscono. Ma andiamo avanti convinti della bontà di quanto sosteniamo.
Intendiamo parlare dell’uso improprio che si fa dell’aggettivo cospicuo, che propriamente significa famoso, celebre, illustre, insigne, egregio, eminentee simili: quell’uomo discende da una famiglia cospicua (illustre, celebre, ecc).
Con il trascorrere del tempo gli è stato dato un significato che, a nostro modo di vedere e stando all’etimologia, non ha: numeroso, abbondante, ricco, copioso, grosso, ingentee simili: Giuseppe ha ricevuto una cospicuaeredità.
Si faccia attenzione, inoltre, a scrivere l’aggettivo correttamente, con la “c”, non con la “q” come ci è capitato di leggere su un quotidiano che si picca di fare opinione, e come si legge, anche, in... cospicui (numerosi) libri.
A scusante, si fa per dire, degli autori c’è da dire che non esisteva questo dizionario.


20-04-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink



La (arte) cucinaria non è degradante


Ciò che stiamo per scrivere farà storcere il naso a qualcuno, ma non possiamo sottacere l’uso improprio — a nostro avviso — che taluni fanno dell’aggettivo degradante , spalleggiati, purtroppo, da alcuni vocabolari.

Degradante, dunque, è il participio presente del verbo degradare , che significa privare del grado : quell’ufficiale è stato degradato. E solo in questo significato — in buona lingua — andrebbe adoperato. All’infuori di questa accezione si dovrebbero adoperare altri aggettivi che fanno alla bisogna: avvilente, umiliante e simili. Non diremo, quindi: Giulio è stato costretto a un lavoro degradante , ma, correttamente, a un lavoro umiliante.

C’è anche un caso inverso, però, un aggettivo ritenuto scorretto, che... scorretto non è: cucinario. Molti linguisti, infatti, lo condannano e consigliano culinario. Quest’ultimo aggettivo, invece, pur avendo origini latine ( Etimo.it - culinario ) è un francesismo da evitare. Meglio, dunque, arte cucinaria, non culinaria. Ma tant’è.


19-04-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink



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