Pillole linguistiche

a cura del dott. Fausto Raso


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Il bello scrivere


Molto spesso nello scrivere adoperiamo — probabilmente senza rendercene conto — parole generiche e logorate; è perciò buona norma fare un piccolo sforzo per ridurre al minimo questo inconveniente sostituendo i termini logori con altri, a volte meno comuni, ma anche più efficaci e precisi nel significato.

Sperando di non essere tacciati di pedanteria diamo alcuni esempi di parole facilmente sostituibili con altre, che fanno alla bisogna secondo il contesto. Tra virgolette i termini più appropriati: fare un’impresa, “compiere”; dare una notizia, “comunicare”; avere simpatia, “nutrire”; avere indosso, “indossare”; dare un incarico, “affidare”; fare un favore, “concedere”; avere un’automobile, “possedere”; dare un ceffone, “assestare”; fare un affare, “concludere”; dare in dono, “donare”; fare un regalo, “regalare”; fare un bel lavoro, “eseguire”; avere un messaggio, “ricevere”.  Sono solo alcuni esempi che ci sono venuti alla mente, ma se ne potrebbero fare a iosa.

Come si può vedere, la scelta delle parole, anche se viene spesso sottovalutata, o vissuta come una preoccupazione pedantesca, è estremamente importante perché dà ai nostri scritti un tocco di eleganza stilistica. Fine ultimo che dovrebbe stare a cuore a chi ama il bel parlare e il bello scrivere.


20-01-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink



Or sono o orsono ?


La sola grafia “corretta”, a nostro modo di vedere, è quella scissa. Non mancano, comunque, esempi di scrittori che preferiscono quella univerbata (orsono), tra cui, se non cadiamo in errore, Sciascia. Ora si tronca in “or” in alcune combinazioni cristallizzate, come “or ora” e in altre già unificate, come “ormai”. Non ci sembra il caso di “orsono” la cui grafia univerbata non è ancora cristallizzata. Una ricerca con Google ha dato, infatti, questi risultati: or sono, 30.600.000 occorrenze; orsono, 344.000 occorrenze.

19-01-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink



Asserpolato e avaccevole


Tra le parole della nostra bella lingua da salvare metteremmo, questa volta, due aggettivi, l’uno denominale, l’altro deverbale: asserpolato (viene da serpe) e avaccevole (dal verbo avacciare , sollecitare, affrettare).

Il primo significa piegato a guisa di serpe, attorcigliato e simili. Una volta si adoperava per insegnare ai fanciulli a riconoscere la S : « quest’asserpolata è un’esse ». Crediamo che lo registri ancora solo il GDU del De Mauro.

Il secondo sta per sollecito, affrettato : si avvicinò a lui con passo avaccevole. Sembra si trovi ancora nel vocabolario del Palazzi.

18-01-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink



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