Abbrustolare
Non strabuzzate gli occhi, cortesi amici lettori, avete letto bene, il verbo in questione è correttissimo. E rispondiamo, così, a un nostro affezionato lettore che ci ha pregato di non pubblicare né il nome né la località per paura di... ritorsioni scolastiche.
L’insegnante di suo figlio ha sottolineato, con la fatidica matita blu, il verbo abbrustolare che il figliolo aveva adoperato in un componimento: «Mi piace molto fare abbrustolare il pane prima di mangiarlo». Per il docente, dunque, il verbo corretto è abbrustolire.
Abbrustolare, invece, è correttissimo essendo una variante, non comune, per la verità, di abbrustolire. Se l’insegnante, prima di gridare allo scandalo linguistico, avesse consultato un ottimo vocabolario della lingua italiana non sarebbe caduto, lui, in errore. Il verbo incriminato è stato adoperato, in passato, da fior di scrittori.
Chi scappa si toglie la cappa (mantello)
Spesso (per non dire sempre), nel parlare e nello scrivere, adoperiamo parole di uso comune il cui significato nascosto non è sempre chiaro. Prendiamo, per esempio, il verbo scappare. Chi non conosce il significato scoperto?
Scappare significa — e lo sappiamo per pratica, per esperienza — allontanarsi velocemente per sfuggire qualcosa o qualcuno: i malviventi, vedendo la polizia, scapparono a gambe levate. Bene. Questo il significato scoperto. E quello nascosto? Quello, cioè, insito dentro la parola, più esattamente dentro il verbo? È più semplice di quanto si possa immaginare.
La persona che scappa, metaforicamente, si toglie la cappa (il mantello) per essere più libera nei movimenti. Sotto il profilo etimologico il verbo in questione è composto del prefisso sottrattivo s- più il sostantivo cappa e vale, appunto, toglier(si) la cappa per fuggire più rapidamente e per non farsi acchiappare per i lembi del mantello.
È proprio l’opposto di incappare che, come sappiamo, oltre a valere indossare la cappa, significa incorrere in pericoli, in insidie, in errori: incappò nei rigori della legge. Anche questo è un verbo parasintetico* derivando da un sostantivo con l’aggiunta di un prefisso.
Precisamente il sostantivo cappa e il prefisso in- e propriamente significa andare a cadere in qualcosa che avvolge come una cappa. Scappare, per assonanza, ci ha fatto venire alla mente il verbo scampare il cui significato è chiaro a tutti, vale a dire sfuggire a un pericolo, salvarsi, rifugiarsi: pochi scamparono dal naufragio; scampò in un paese straniero.
Anche questo verbo ha un significato nascosto: colui che scampa a un pericolo esce da un campo (di battaglia). È composto, infatti, con il prefisso s- e il sostantivo campo e propriamente vale uscire salvo dal campo (sottinteso di battaglia). Quanto all’ausiliare, a seconda del contesto, può prendere tanto essere quanto avere.
* In linguistica si dice parasintetica una parola (verbi soprattutto) derivata da un sostantivo con l’aggiunta di un affisso (prefisso o suffisso).
Misaoginia, misandria
Ci scrive Marino L, da Lucca: «Cortese dr Raso, sarò telegrafico. Esiste un antonimo di 'misoginia'? Come si chiamano, insomma, le donne che odiano gli uomini? Grazie»
Sì, gentile amico, esiste: misandria. Veda questo collegamento: Wikipedia - Misandria
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