Giocare alla morra al buio

Chissà quanti amici lettori che seguono le nostre modeste noterelle hanno messo e mettono tuttora in pratica questo modo di dire — di uso schiettamente popolare — che in senso figurato significa fidarsi ciecamente di una persona.
La morra — come si sa — è un gioco prettamente popolare in cui due giocatori mostrano ciascuno le dita di una mano scommettendo sul loro numero totale.
Le dita, quindi, vanno contate e ciò non è possibile farlo al buio; per giocare al buio occorre una fiducia illimitata nei confronti dell'avversario. Di qui, per l'appunto, il significato figurato dell'espressione.
Per la cronaca: la locuzione è adoperata e spiegata già da Cicerone nel suo De officis (3, 19, 77).
Etimo.it - morra

18-04-2015 — Autore: Fausto Raso — permalink


L'articolo? Alcune volte è superfluo

L'articolo, come recitano i vocabolari e le grammatiche, è quella parte variabile del discorso che determina e distingue il nome o il pronome a cui è unito. Alcune volte, però, il suo uso è superfluo e va a discapito della scorrevolezza dei nostri scritti: sta alla nostra sensibilità linguistica, dunque, l'uso dell'articolo.
Vediamo, piluccando qua e là, alcuni casi in cui l'articolo (superfluo) appesantisce il discorso. In corsivo l'articolo superfluo.

L'oratore ha parlato in un modo meraviglioso; nel nostro Paese la caccia è quasi esclusivamente praticata  allo  (a) scopo di diporto; l'insegnante aveva da fare con degli alunni incorreggibili; l'uomo rapito e tenuto prigioniero per sei mesi non ebbe che del pane e dell'acqua; il giovane arrestato ha confessato ai giudici delle cose da fare inorridire; quel ragazzo aveva delle orecchie enormi, che lo rendevano veramente ridicolo; gli ospiti stranieri hanno voluto rendere un omaggio ai nostri Caduti; tutto ciò fu una mera illusione.

11-04-2015 — Autore: Fausto Raso — permalink


Un che ambiguo

Il  pronome relativo “che“ non collocato al posto giusto nel corpo della proposizione può creare ambiguità (nel gergo linguistico questo processo si definisce anfibologia e i giornali, purtroppo, sono maestri in questo campo.
Vediamo, dunque, piluccando qua e là dalla stampa, come consuetudine, alcuni pronomi che mal collocati. In corsivo i che errati e in parentesi quelli messi al posto giusto.

Il generale che stimò di più Napoleone (che Napoleone stimò di più) fu Massema; lo scopo che si prefigge l'inchiesta (che l'inchiesta si prefigge) è di scoprire, naturalmente, il colpevole; dentro la gabbia c'era il cagnolino che prediligeva il bimbo (che il bimbo prediligeva): un barboncino bianco; i fiori che coltivano i giardinieri (che i giardinieri coltivano) con maggiore cura sono le rose e i garofani; la belva che aveva ucciso il cacciatore (che il cacciatore aveva ucciso) era una magnifica tigre.

Dizionari Repubblica.it - anfibologia
Etimo.it - anfibologia

04-04-2015 — Autore: Fausto Raso — permalink