Giocare alla morra al buio
Chissà quanti amici lettori che seguono le nostre modeste noterelle hanno messo e mettono tuttora in pratica questo modo di dire — di uso schiettamente popolare — che in senso figurato significa fidarsi ciecamente di una persona.
La morra — come si sa — è un gioco prettamente popolare in cui due giocatori mostrano ciascuno le dita di una mano scommettendo sul loro numero totale.
Le dita, quindi, vanno contate e ciò non è possibile farlo al buio; per giocare al buio occorre una fiducia illimitata nei confronti dell'avversario. Di qui, per l'appunto, il significato figurato dell'espressione.
Per la cronaca: la locuzione è adoperata e spiegata già da Cicerone nel suo De officis (3, 19, 77).
Etimo.it - morra
L'articolo? Alcune volte è superfluo
L'articolo, come recitano i vocabolari e le grammatiche, è quella parte variabile del discorso che determina e distingue il nome o il pronome a cui è unito. Alcune volte, però, il suo uso è superfluo e va a discapito della scorrevolezza dei nostri scritti: sta alla nostra sensibilità linguistica, dunque, l'uso dell'articolo.
Vediamo, piluccando qua e là, alcuni casi in cui l'articolo (superfluo) appesantisce il discorso. In corsivo l'articolo superfluo.
L'oratore ha parlato in un modo meraviglioso; nel nostro Paese la caccia è quasi esclusivamente praticata allo (a) scopo di diporto; l'insegnante aveva da fare con degli alunni incorreggibili; l'uomo rapito e tenuto prigioniero per sei mesi non ebbe che del pane e dell'acqua; il giovane arrestato ha confessato ai giudici delle cose da fare inorridire; quel ragazzo aveva delle orecchie enormi, che lo rendevano veramente ridicolo; gli ospiti stranieri hanno voluto rendere un omaggio ai nostri Caduti; tutto ciò fu una mera illusione.
Un che ambiguo
Il pronome relativo “che“ non collocato al posto giusto nel corpo della proposizione può creare ambiguità (nel gergo linguistico questo processo si definisce anfibologia e i giornali, purtroppo, sono maestri in questo campo.
Vediamo, dunque, piluccando qua e là dalla stampa, come consuetudine, alcuni pronomi che mal collocati. In corsivo i che errati e in parentesi quelli messi al posto giusto.
Il generale che stimò di più Napoleone (che Napoleone stimò di più) fu Massema; lo scopo che si prefigge l'inchiesta (che l'inchiesta si prefigge) è di scoprire, naturalmente, il colpevole; dentro la gabbia c'era il cagnolino che prediligeva il bimbo (che il bimbo prediligeva): un barboncino bianco; i fiori che coltivano i giardinieri (che i giardinieri coltivano) con maggiore cura sono le rose e i garofani; la belva che aveva ucciso il cacciatore (che il cacciatore aveva ucciso) era una magnifica tigre.
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