Trance e... tranche

Ci sentiamo in dovere di consigliare agli amatori della lingua di non adoperare questi due termini barbari, anche perché molto spesso si confondono e vengono considerati sinonimi l’uno dell’altro, e non lo sono.

Il primo vocabolo, di provenienza inglese e in italiano sostantivo femminile invariabile, indica una sorta di sonno ipnotico e in senso figurato acquisisce l’accezione di estasi, rapimento.

Il secondo, di provenienza francese e in italiano anch’esso sostantivo femminile invariabile, è proprio del linguaggio finanziario e designa ogni singola quota di titoli della medesima natura immessi a più riprese sul mercato da un qualsivoglia ente. In senso figurato: fetta, trancio.

15-03-2014 — Autore: Fausto Raso — permalink


Alfine e... al fine

Si presti attenzione al corretto uso di queste due locuzioni perché molto spesso si confondono e si adoperano indifferentemente, sbagliando.

Il primo termine univerbato, cioè in grafia unita, è avverbio e significa finalmente: Paolo alfine (finalmente) è arrivato.

In grafia scissa vale allo scopo di: le telefono al fine di ricordarle l’appuntamento.

08-03-2014 — Autore: Fausto Raso — permalink


Essere cosciente

Molto spesso adoperando la locuzione essere cosciente siamo assaliti da un dubbio amletico: si fa seguire dalla preposizione di o dalla congiunzione che? «Sono cosciente di...» o «Sono cosciente che...»?

Quest’espressione — togliamoci subito il dubbio — si costruisce con la preposizione di, non con la congiunzione che: Giovanni era cosciente di avere sbagliato la strada; non che aveva sbagliato la strada.

Si può ovviare al dubbio sull’impiego della preposizione o della congiunzione ricorrendo alla locuzione essere cosciente del fatto che: Giovanni era cosciente del fatto che aveva sbagliato la strada. Lo stesso discorso per quanto attiene a essere consapevole.

01-03-2014 — Autore: Fausto Raso — permalink