Uso e... abuso del verbo dire
Il verbo dire non è un verbo tuttofare e spesso si adopera al posto di altri verbi più appropriati. Come sempre pilucchiamo qua e là dai vari giornali e riviste. In corsivo il verbo dire e in parentesi quello appropriato.
Molti sono i concorrenti, disse (annunciò) il direttore, e qui disse (snocciolò) una serie di nomi; il giocatore ha avuto da dire (un diverbio) con l’arbitro; l’imputato, interrogato dal giudice, si è detto (dichiarato, protestato) innocente; amici cari, ora vi dirò (spiattellerò) in faccia la verità; Mario ha detto (proposto) a Federico di fare una gita al mare; ti dico (assicuro), mio caro, che le cose sono andate come ti ho detto (raccontato); il candidato, se eletto, ha detto (assicurato) che manterrà le promesse; credo che le cose siano andate in questo modo, ma non lo posso dire (affermare) con certezza; Giuseppe gli disse (confidò) in tutta segretezza ciò che aveva appreso.
Nessuno non deve sapere
Una squisitissima lettera in privato di un amico lettore ci ha dato lo spunto per la trattazione di alcune negazioni — nella fattispecie pronomi — che possono essere o no accompagnate con altre negazioni. E ci spieghiamo. Il lettore in questione lamenta il fatto che l’insegnante di suo figlio abbia sottolineato con la fatidica matita blu il non contenuto nella frase nessuno non deve sapere sostenendo che il non accompagnando il pronome nessuno — già di per sé negativo — rende la frase affermativa. Insomma, la proposizione nessuno non deve sapere, agli orecchi del docente, suona tutti devono sapere perché, sostiene, due negazioni affermano.
Di primo acchito saremmo d’accordo con il docente, ma a un esame più approfondito scopriamo che quel non è un errore veniale da sottolineare con la matita rossa essendo solo un francesismo (senza ombra di dubbio da evitare in buona lingua italiana). Prima di addentrarci nei vari meccanismi delle negazioni ci piace riportare quanto dice sulla voce, o meglio su pronome nessuno il linguista Leo Pestelli: «Alla voce nessuno è attaccato un noto sofisma. “Nessun gatto ha due code”. Ma ogni gatto ha una coda di più che nessun gatto». Quindi ogni gatto ha tre code.
Il sofisma è fondato sul fatto che la prima premessa (nessun gatto ha due code) sembra affermativa, asserendo assolutamente, ossia senza eccezioni, mentre è negativa: nessun gatto, equivalendo a (ciascun) un gatto non... In altri termini nessuno, che ci viene dal latino ne ipse unus (non già da nescio unus), è il pronome ciascuno, ognuno, il quale ha attratto e incorporato la negazione che propriamente si riferisce all’azione o allo stato espressi dal verbo.
Tornando al non e ai suoi vari meccanismi, c’è da dire che molti grammatici sono dubbiosi se si debba adoperare, e quando, l’avverbio di negazione non in compagnia di nessuno, nulla, niente e altre voci negative. Costoro sostengono anche che in lingua italiana non è tassativa la norma per la quale due negazioni affermano.
In proposito noi, molto sommessamente, manifestiamo le nostre riserve e portiamo a suffragio un modo di esprimersi tanto caro ai politici, non possiamo non riconoscere, dove è evidente che i due non si annullano rendendo la frase affermativa: non possiamo non riconoscere equivale, infatti, a riconosciamo.
Per non creare, per tanto, dei veri e propri garbugli è bene seguire — a nostro modo di vedere — alcune semplici regolette. Quando i pronomi negativi nessuno, nulla e niente sono posposti al verbo (si trovano dopo) si rafforzino col non: non so nulla; non ho visto nessuno; non ha detto niente. Allorché, invece, sono preposti al verbo (cioè prima) stanno da sé senza altra negazione: nessuno è arrivato; nulla mi piace.
Per quanto attiene al pronome niente occorre fare qualche altra osservazione: ha un valore neutro e sta per nessuna cosa; acquista una valenza positiva nelle interrogazioni e nelle proposizioni condizionali con il significato di qualche cosa. I soliti esempi faranno chiarezza: ti occorre niente? (cioè qualche cosa); se niente (qualche cosa) ti serve, io sono qui per aiutarti.
Partita
Partita — è improprio l’uso di questo sostantivo nell’accezione di gita, svago, festa e simili.Il cacciatore non va a una partita di caccia, bensì a una gita di caccia.
Il termine è adoperato correttamente solo nel significato di gioco (a carte, a pallone, a bocce, ecc.) dove i giocatori sono distribuiti tanti per parte (partita, appunto). 18-01-2014 — Autore: Fausto Raso — permalink
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