Il brindisi

«In questo fausto giorno siamo qui riuniti per festeggiare i novelli sposi; leviamo, dunque, i nostri calici e, com’è d’uso a Brindisi, brindiamo alla felicità e alla prosperità di questa bella coppia».
Simili sciocchezze sentimmo echeggiare in un banchetto nuziale e, lo confessiamo, non avemmo il coraggio di smentire l’oratore. Lo facciamo ora, a distanza di tempo, sperando che l’interessato, nel... frattempo, non abbia bissato in altre circostanze.
Il verbo brindare – e mentre scriviamo alziamo idealmente il bicchiere e brindiamo alla salute fisica e linguistica dei nostri amici lettori – non ha nulla che fare con la ridente città pugliese; fare un brindisi (o brindare) non ha origini italiche sibbene teutoniche. Vediamo, in breve, la storia.
Nel corso dei secoli la nostra cara penisola è stata terra di conquista da parte dei popoli di tutta Europa; nel Seicento fu la volta dei Lanzichenecchi, famigerata soldataglia germanica. Durante le loro libagioni questi soldati erano usi alzare il bicchiere verso i compagni dicendo bring dirs che, alla lettera, significa lo porgo a te, lo levo a te (sottinteso il bicchiere) come auspicio di ottima salute.
Il popolo, sentendo quella frase tradusse, a orecchio, brindisi. Gli Spagnoli, presenti anch’essi sul nostro patrio suolo, furono così affascinati da quell’usanza tedesca che da brindis, come essi pronunciavano, coniarono il verbo brindar donde il nostro... brindare.

25-10-2010 — Autore: Fausto Raso — permalink


Affacciare

A chi ama il bel parlare e il bello scrivere consigliamo di non adoperare il verbo in oggetto nell’accezione di formulare, esprimere, ipotizzare e simili.

Un’idea non si affaccia, si esprime.

Così è anche per il verbo avanzare.

21-10-2010 — Autore: Fausto Raso — permalink


Qualche curiosità linguistica

Vediamo qualche curiosità linguistica, anzi alcune storie di parole che adoperiamo ogni giorno senza conoscerne il significato recondito.
Cominciamo con gazzarra che significa – come tutti sappiamo – «suono tumultuoso di voci umane e di strumenti», «strepito». Questo termine non è affatto volgare, come alcuni erroneamente ritengono, ed è di origine araba: algazara. In arabo, appunto, significa grido di guerra.
Il gallo, l’animale da cortile a tutti noto, trae il nome dal latino gallus che, a sua volta, si riattacca alle radici indoeuropee gal o gar che significano chiamare, gridare. Il gallo, per tanto, è il volatile che grida, che canta, che chiama. Il gallo ci ha fatto venire alla mente la... gallina e le sue uova.
E a proposito di uova, sapete perché l’uovo di marmo che si mette nel nido della gallina per invitarla a deporvi le sue uova si chiama endice? Semplice, non è altro che il latino index (indice). L’endice (l’uovo di marmo) è, quindi, un oggetto che si lascia per indicazione, per segno.
Restando in tema di animali, in particolare canori, vediamo da dove trae il nome il cardellino, l’uccello canoro simile a fringuello. Guarda caso, occorre richiamarsi sempre al... latino. I Latini chiamavano carduelis questo uccellino perché lo sapevano ghiottissimo di semi di... cardo.

20-10-2010 — Autore: Fausto Raso — permalink