Fare il diavolo a quattro
Chi non conosce questo modo di dire che significa fare un grande baccano, una grande confusione, oppure lasciarsi andare a violente scenate di rabbia o agitarsi violentemente per ottenere qualcosa e raggiungere, quindi, lo scopo?
L'origine dell'espressione ci riporta al Medio Evo: in quasi tutte le rappresentazioni teatrali, a un certo punto compariva sulla scena il diavolo tentatore che doveva assumere molteplici aspetti in un tempo brevissimo.
Ciò era impossibile per un solo attore. Si pensò, quindi, di impiegare quattro attori per interpretare il diabolico personaggio provocando sul palcoscenico un movimento e un baccano veramente... infernali.
Di qui, per l'appunto, il modo di dire.
Il nobile blu
Se siete di nobile casato, e nelle vostre vene scorre il cosiddetto sangue blu, non confondetevi con il popolo cadendo nell’errore comune – quando scrivete – di accentare il blu: non occorre, basta il vostro nome per indicare il nobile lignaggio. Bando agli scherzi, l’aggettivo blu, come tutti i monosillabi, non necessita di accento.
Prima di addentrarci nei meandri linguistici dei monosillabi e nel caso specifico di blu, crediamo sia interessante soffermarci sull’origine della locuzione avere il sangue blu. Tutti conoscono il significato scoperto dell’espressione; pochi, forse, conoscono quello coperto, vale a dire la sua origine.
Questo modo di dire, dunque, è giunto a noi dalla Spagna del periodo medievale. I nobili spagnoli dell’epoca, in particolare quelli della Catalogna, si vantavano di non essersi mai uniti in matrimonio con gli invasori Mori o con gli Ebrei, per questo motivo le loro vene esteriori apparivano più blu di quelle della popolazione di sangue misto che aveva la carnagione più scura. Con il trascorrere del tempo l’espressione è stata adoperata e si adopera tuttora per indicare l’altezzosità sdegnosa di coloro che si comportano come certi antichi aristocratici.
E veniamo al monosillabo blu. C’è da dire, innanzi tutto, che questo aggettivo – per restare in tema – non è di nobili origini patrie, bensì francesi: bleu. L’uso erroneo dell’accento, quindi, potrebbe esser nato dal fatto che tutte le parole di origini francesi devono essere pronunciate con l’accento sull’ultima sillaba.
Non è, però, il caso di blu che, oltre ad essere entrato a pieno titolo nel vocabolario della lingua italiana è, per giunta, un monosillabo e una legge grammaticale vieta l’uso dell’accento scritto sui monosillabi, tranne in casi particolari che esporremo per sommi capi cercando di non cadere nella pedanteria.
Segneremo l’accento su alcuni monosillabi che hanno la medesima scrittura ma significato diverso: dà (verbo) e da (preposizione); là (avverbio) e la (articolo); sé (pronome) e se (congiunzione); dì (sostantivo, giorno) e di (preposizione).
Segneremo, altresì, l’accento sui monosillabi con dittongo ascendente: ciò, già, più, può eccetera. A questo proposito è bene ricordare che si chiama ascendente il dittongo in cui la vocale debole precede quella forte in quanto la sonorità della pronuncia aumenta (ascende) passando sulla seconda vocale: piove. Nel caso contrario avremo un dittongo discendente: reuma.
Tornando al nostro blu, dunque, non lo accenteremo salvo che nelle parole composte: gialloblù, rossoblù, biancoblù e via dicendo.
Come il solito o come al solito?
Il gentile lettore Saverio domanda e si domanda se si possono adoperare indifferentemente le espressioni come il solito e come al solito, quest’ultima prediletta da giornalisti, scrittori e tant’altra gente di cultura.
La prima è di uso dotto, la seconda di uso popolare. L’aggettivo solito, nella fattispecie, acquista il valore di sostantivo con il significato di abitudine, costume e simili e si fa precedere dall’articolo non dalla preposizione articolata: sei sempre in ritardo, come il solito, vale a dire come è tua abitudine.
In questo caso sembra che tutti i vocabolari concordino. Coloro che preferiscono dire al solito non debbono far precedere la locuzione dal come; in questo caso al solito è una locuzione avverbiale che sta per come sempre: al solito (come sempre) non mi hai ascoltato.
Concludendo, cortese Saverio, se vorrà parlare e scrivere secondo l’uso dotto e non popolare dovrà attenersi esclusivamente alla forma come il solito lasciando quella popolare a giornalisti, scrittori e tant’altra gente di cultura che per mero snobismo... snobbano l’uso dotto.
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