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Giuseppe Ferrari
(✶1811   †1876)

Nonostante il Ferrari riconoscesse nell'articolo "La révolution et les réformes en Italie" del 1848 che:

«L'unité italienne n'existe que dans les régions de la littérature et de la poésie; dans ces régions, on ne trouve pas de peuples, on ne peut pas recruter d'armées, on ne peut organiser aucun gouvernement.»

(«L'unità italiana non esiste che nelle regioni della letteratura e della poesia; in queste regioni non si trovano popoli, non si possono reclutare eserciti, non si può organizzare nessun governo.»)

(Joseph Ferrari, La révolution et les réformes en Italie, Parigi, 1848, p. 10.)

esprimeva ugualmente, nello stesso testo, l'auspicio che l'Unità Italiana si potesse prima o poi realizzare:

«L'Italie doit tout demander à la liberté: elle n'a ni lois, ni mœurs politiques , elle ne s'appartient pas; elle n'est ni une, ni confédérée; elle n'avancera qu'en demandant d'abord des chartes, puis la confédération, ensuite la guerre, enfin l'unité, si la fatalité le permet.»

(«L’Italia tutto deve domandare alla libertà: essa non ha leggi, né costumi politici, essa non appartiene a se medesima; essa non è né una né confederata; essa non progredirà se non col cominciare a chiedere costituzioni, poi la confederazione, indi la guerra, da ultimo l’Unità, se la fatalità lo permette»)

(Joseph Ferrari, La révolution et les réformes en Italie, Parigi, 1848)

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L'8 Ottobre 1860 nel Parlamento di Torino sconfessò queste sue parole scritte 12 anni prima dicendo : Io non muto d'avviso: sono stato avversario dell'unità italiana, la credo tragica nell'azione sua, destinata a creare immemorabili martirii e crudelissimi disinganni, benché necessaria come gli scandali alla storia, come i sacrifizi e gli olocausti alle religioni.

Si è pure pronunciato contro la cessione di Nizza e della Savoia alla Francia (1860), contro il trattato di commercio con la Francia (1863) e contro gli accordi con il governo francese per la ripartizione del debito già pontificio (1867) (lui, "francese al peggiorativo", come amava definirlo il suo irriducibile avversario, Mazzini), in difesa di Garibaldi per i fatti d'Aspromonte (1862), in favore della Polonia (1863) e dello spostamento della capitale da Torino a Firenze (1864) e prese parte attiva ai dibattiti parlamentari sulla proclamazione di Roma capitale, sul brigantaggio, sulla situazione finanziaria del nuovo regno. Il 15 maggio del 1876 fu fatto senatore. Morì improvvisamente nella notte tra il 1º e il 2 luglio del 1876.

Assolutamente solitario e totalmente estraneo ad ogni gruppo politico e ad ogni consorteria, Ferrari non ebbe seguito e, come disse il politico Francesco Crispi intervenendo alla Camera il 3 agosto 1862: «Ferrari, tutti lo sanno, è una delle illustrazioni del parlamento, ma non esprime se non che le sue idee individuali»

La sua azione parlamentare è stata così caratterizzata e riassunta: «Ferrari sedeva sui banchi della Sinistra difendendo le opinioni liberali, combattendo gli arbitri e gli errori dell'amministrazione, denunciando nel piemontesismo l'indebita preminenza di una consorteria, vagheggiando la demolizione di ogni privilegio ecclesiastico, e per tutto questo poteva sembrare d'accordo con i suoi colleghi dell'Estrema, anche se talvolta si divertiva a pungerli e sgomentarli con l'indisciplinata libertà dei suoi atteggiamenti; ma intimamente non era con loro.»

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Discorsi parlamentari

Dal 1860 al 1875:

1860, 27 maggio, Contro la cessione di Nizza e della Savoia alla Francia.
1860, 8 e 11 ottobre, Contro le annessioni incondizionate.
1861, 26 marzo, Sulla interpellanza del deputato Audinot intorno alla questione romana.
1861, 4 aprile, Interpellanza relativa alle condizioni delle province meridionali.
1861, 16 e 17 aprile, Il battesimo del Regno.
1861, 26 e 30 giugno, Contro il prestito di 500 milioni.
1861, 2 dicembre, La questione romana e le condizioni delle province meridionali.
1862, 15 marzo, La ferrovia da Gallarate al Lago Maggiore.
1862, 26 marzo, Sull'esercizio provvisorio (bilancio 1862).
1862, 3 agosto, Interpellanza sul proclama del Re (Aspromonte).
1862, 29 e 30 novembre, Interpellanza sugli affari di Roma.
1863, 27 marzo, Sulla questione della Polonia.
1863, 25 e 7 novembre, Contro il trattato di commercio con la Francia.
1864, 6 maggio, Intorno al bilancio dell'Interno.
1864, 2, 4 e 5 luglio, Sulla situazione del Tesoro e sulle condizioni finanziarie del Regno.
1864, 10 novembre, Il trasporto della capitale.
1865, 17 gennaio, sul giuramento politico.
1865, 23 gennaio, sulle giornate di Torino.
1867, Interpellanza al Ministero sulla crisi del Ministero Ricasoli.
1867, 10 e 24 aprile, Contro la convenzione col governo francese per l'assunzione del debito pubblico degli ex Stati pontifici.
1867, 21 giugno, 1, 4 e 13 luglio, Contro le trattative con Roma e la nomina dei vescovi da parte del Papa.
1867, 7 e 30 luglio, Sulla violazione del diritto del non intervento.
1867, 11 e 19 dicembre, Interpellanza su Mentana.
1868, 7 marzo, Inchiesta sul corso forzoso.
1868, 15 marzo, Per la guardia nazionale.
1868, 14 e 16 marzo, Legge sul macinato.
1868, 27 e 29 aprile, Sulla sospensione dei professori all'Università di Bologna.
1868, 4 agosto, Sulla Regia cointeressata dei tabacchi.
1868, 25 novembre, 6, 7 e 9 dicembre, Sull'assassinio di Monti e Tognetti.
1869, 13, 21, 22 e 25 gennaio, Sui disordini per la legge sul macinato.
1869, 31 maggio, 1, 2, 4 e 5 giugno, Inchiesta sulla Regia.
1870, 11 aprile, Sul bilancio dell'Interno.
1870, 12 aprile, Sul consiglio Superiore d'Istruzione.
1870, 19 agosto, I fatti di Francia.
1870, 21 dicembre, Contro la convalidazione del decreto di accettazione del plebiscito di Roma.
1872, 19 aprile, Interpellanza per la pubblicazione del Libro verde.
1872, 14 maggio, Contro la politica estera.
1872, 25 e 27 maggio, Sulla nomina dei vescovi.
1872, 21 novembre, Interpellanza intorno al divieto del comizio popolare al Colosseo.
1872, 28 novembre, Sulla politica estera.
1873, 18 marzo, Sul ripristinamento dell'appannaggio al principe Amedeo.
1873, 12 e 25 maggio, La soppressione degli ordini religiosi in Roma.
1875, 25 gennaio, Gli arresti di Villa Ruffi.

Fonte: Wikipedia, l'enciclopedia libera

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