Pillole linguistiche

a cura del dott. Fausto Raso


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Uso distorto del verbo sedurre


Quanto stiamo per scrivere farà storcere il naso a qualche linguista (i vocabolari, infatti, dissentono), ma siamo convinti della bontà della nostra tesi. Intendiamo parlare dell’uso distorto del verbo sedurre.
Il significato proprio di questo verbo — come sostiene il Tommaseo — è « condurre fuori della via retta, con frode più che con forza, e senza che il sedotto se ne avvegga, in tutto, ancorché colpevole anch’esso del cadere ». Sedurre significa, insomma, condurre a sé qualcuno, sottometterlo alla sua volontà. È il latino se ducere( Etimo.it - sedurre ).
Nel sedurre , dunque, c’è sempre l’idea dell’inganno nascosto, dell’allettamento ingannevole, dell’insidia: la sedusse con belle parole.
È adoperato in modo improprio, distorto, quando manca l’idea dell’inganno, del male: questo libro mi seduce (dov’è l’inganno?).
A nostro modo di vedere, insomma, non si può dare al suddetto verbo un significato che propriamente non ha, e cioè dargli l’accezione di piacere, attrarre, deliziare, persuadere, commuovere e simili.
Nell’esempio precedente, quindi, la forma corretta è: questo libro mi piace, mi diverte, mi alletta.


09-01-2017 — Autore: Fausto Raso

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