Pillole linguistiche

a cura del dott. Fausto Raso


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Praticamente...


Molte persone usano nel parlare degli intercalari, vale a dire parole o piccole frasi che, senza rendersene conto e senza alcuna necessità, inseriscono nel discorso. Questo vizio locutorio si riscontra soprattutto nei politici. Chi è affetto da questa patologia verbale, se ama il bel parlare, deve sforzarsi di... curarla.

Uno degli intercalari più frequenti è praticamente. «Prima di usarlo — suggerisce il linguista Luciano Satta — vediamo se questo avverbio serve: il più delle volte no, tranne un certo desiderio di attenuare, ma allora il “praticamente” è parola troppo di comodo, e vagamente ipocrita. Inoltre non definisce bene il concetto: scrivendo (o dicendo, ndr) “L’illuminazione è ‘praticamente’ inesistente” non si spiega se l’illuminazione è solo difettosa o se c’è così poca luce che si va a sbattere la testa contro i lampioni».


28-02-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink



Omaggio 


In questo periodo l’ omaggio , infatti, è particolarmente di moda, soprattutto presso i commercianti che, per farsi pubblicità, sogliono omaggiare i propri clienti. Cos’è, dunque, questo omaggio ?
Il termine, intanto, non è schiettamente italiano ma francese: hommage, derivato da homme, a sua volta tratto dal… latino homo.
Nel Medio Evo venne chiamato omaggio l’atto con il quale il vassallo o il feudatario poneva le proprie mani distese e giunte fra la destra e la sinistra del suo signore, davanti a lui, a capo scoperto, dichiarandosi uomo (homme) di suo tenimento , cioè servo a lui fedele e obbligandosi, soprattutto, al servizio militare.
Per estensione il vocabolo ha acquisito, in seguito, l’accezione di rispetto, di onore, di stima e coloro che intendono manifestare questa stima, questo onore, offrono, per l’appunto, un omaggio, cioè un dono.
Per i vocabolari, infatti, l’omaggio è ciò che viene offerto gratuitamente, in dono, per motivi specialmente pubblicitari.
Ma attenzione amici nell’omaggiare, cioè nell’ossequiare, perché come fa notare Abate Galiani nelle Lettere, « nel fare una profonda riverenza a qualcuno, si volta sempre le spalle a qualche altro ».


27-02-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink



Spopolare


Ci scrive Rolando V. da Trieste: « Gentilissimo Prof. Raso, la seguo da tempo immemorabile nei suoi percorsi linguistici che non hanno pari in altri blog sulla lingua italiana. Le scrivo per una curiosità. Come mai si usa il verbo “spopolare” nel significato di “avere successo”? Si dice, infatti, che quel tale attore ha spopolato quando ottiene un grande riconoscimento. Spopolare non significa — stando all’etimologia — “rendere un luogo privo di popolazione”? La paura del sisma ha spopolato il paese. Come si spiega questo passaggio semantico del verbo? Grazie ».

Cortese Rolando, ha ragione, spopolare significa sottrarre il popolo , quindi privare di popolazione. In senso figurato tuttavia, e familiarmente, ha anche l’accezione di ottenere un successo straordinario ; da non adoperare, però, in uno scritto sorvegliato.

Per il mutamento di significato le faccio rispondere dal linguista Ottorino Pianigiani, clicchi sul collegamento in calce:

Etimo.it - spopolare


24-02-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink



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