Pillole linguistiche

a cura del dott. Fausto Raso


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La locandina


Ci scrive Salvatore da Enna: «Gentile dott. Raso, mi sono imbattuto, per caso, nella sua meravigliosarubrica: l'ho messa subito nei preferiti. Le scrivo per una curiosità linguistica, che i vocabolari che ho consultato non hanno saputo soddisfare. Perché i manifesti che annunciano gli spettacoli teatrali o cinematografici si chiamano “locandine”? La locandina non è una piccola locanda? Cosa ha a che vedere con i manifesti pubblicitari? La ringrazio anticipatamente, se crederà opportuno rispondermi. Cordialmente».

Cortese Salvatore, perché non dovrei risponderle? La ringrazio, anzi, per avermi preferito. E vengo alla sua curiosità.
La locandina — come avrà letto nei vocabolari — è un «piccolo cartello affisso nei luoghi e sui mezzi pubblici per reclamizzare il programma di uno spettacolo»; nelle edicole, «manifesto che preannuncia alcune notizie di un giornale». Nulla che vedere, quindi, con una piccola locanda.
È una voce di origine romanesca (ed entrata di diritto nella lingua nazionale) derivata dagli avvisi che un tempo si affiggevano nei portoni delle case con la scritta latina «est locanda» (è da affittare), vale a dire c'è un appartamento che si può prendere in affitto; si diceva anche si appigiona.


29-06-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink



Essere fuori di Bologna


Ci scrive Francesco V. da Grosseto: «Gentilissimo dott. Raso, questa mattina mi sono imbattuto, leggendo un libro di qualche anno fa, in un’espressione mai sentita: “Non devi dare ascolto a ciò che dice Giovanni, perché è fuori di Bologna”. Dal contesto la città di Bologna non c’entrava affatto. Le sarei grato se volesse spiegarmi il significato della locuzione. Grazie e complimenti vivissimi per la sua opera in difesa della lingua italiana».

Cortese Francesco, la locuzione — desueta per la verità — sta a significare che quella persona, nel caso specifico Giovanni, non è degna di fede perché ritenuta un essere sciocco. Cosa c’entra, dunque, Bologna con la “sciocchezza” di una persona? È presto detto.
Come si sa, il capoluogo emiliano è conosciuto come Bologna la dotta, la mater studiorum, e un tempo da ogni parte d’Italia e dall’estero moltissimi giovani vi si recavano per frequentare la sua università dalla quale uscivano dottissimitanto che le sue monete, anche quelle coniate sotto lo Stato Pontificio, recavano il motto Bonomia docet.
Essere fuori di Bologna, quindi, con il trascorrere del tempo ha acquisito il significato figurato di esser fuori della casa del sapere, della conoscenzae, pian piano, attraverso una degradazione semantica (cambiamento di significato) ha assunto l’accezione di essere uno sciocco, perché fuori della città del sapere, appunto.


28-06-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink



Procedere...


Ancora un verbo, procedere, che a nostro modo di vedere viene spesso adoperato in modo improprio, se non errato. Procedere, dunque, significa inoltrarsi, proseguire, avanzare e simili: in questo tratto di strada bisogna procederein fila indiana.

Spesso, dicevamo, si usa con un significato che non ha: provvedere, disporre, occuparsi, procurare, dotare, corredaree simili. Quest’uso distorto del verbo procedere si riscontra soprattutto nel linguaggio commerciale: la informiamo che abbiamo proceduto a spedirle quanto da lei richiesto.

In buona lingua si dirà: abbiamo provvedutoalla spedizione; abbiamo dispostola spedizione o locuzioni similari.

I vocabolari, però, ci.... smentiscono. Ma tant’è.


27-06-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink



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