Pillole linguistiche

a cura del dott. Fausto Raso


Indice articoli

Prestanome e ficcanaso


Non vorremmo rovinare la domenica a qualche linguista (o lessicografo) se, per caso, dovesse imbattersi in questo sito. Ci piacerebbe conoscere il motivo per cui tutti i vocabolari attestano il sostantivo prestanome come invariabile; mentre per il sostantivo ficcanaso
si dividono: alcuni sostengono l’invariabilità, altri ammettono la variabilità, altri ancora sono su posizioni salomoniche (variabile o invariabile).
Entrambi i sostantivi sono composti con una voce verbale e un nome maschile singolare ( prestanome , da prestare e nome; ficcanaso , da ficcare e naso) e una legge grammaticale stabilisce che i sostantivi così composti restano invariati solo se si riferiscono a un femminile: Giovanna e Maria sono le prestanome ; Paolo e Luigi sono i prestanomi.
Lo stesso per ficcanaso: quei ragazzi sono proprio ficcanasi ; non sopporto quelle fanciulle perché sono delle ficcanaso.
Ci piacerebbe sapere, appunto, per quale oscuro motivo i vocabolari disattendono questa legge grammaticale. Noi, nonostante tutti gli sforzi, non ci arriviamo... Si veda:
Google Libri - i prestanomi e Google Libri - le ficcanaso


28-03-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink



Quisquiglia ? Meglio quisquilia


Stupisce il constatare che tutti i vocabolari consultati, tranne il Sandron e il Dop (Dizionario di Ortografia e di Pronunzia), attestino quisquiglia variante corretta di quisquilia. Questo termine, che come sappiamo significa inezia, minuzia, cose di nessun conto e simili discende dal latino quisquiliae, -arum il digramma gl , quindi, non c’entra nulla.

Gli amici lettori che amano il bello scrivere ne tengano conto. Si clicchi su questo collegamento Dizionario RAI.it – quisquilia

27-03-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink



Mangiarsi il pan pentito


Questo modo di dire, probabilmente, è sconosciuto ai più. Si adopera quando si vuole mettere in evidenza il fatto di essersi amaramente pentiti per non aver saputo trarre vantaggio da un'occasione propizia. Rendersi conto, insomma, di essersi lasciati sfuggire una buona occasione e ripensare quindi a ciò che si è perduto tutte le volte che si mangia un pezzo di pane

24-03-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink



 Indice articoliArticoli precedenti