Pillole linguistiche

a cura del dott. Fausto Raso


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«Scranno»? No, scanno


Speriamo di non attirarci gli strali di qualche linguista così detto d’assalto o progressista se scriviamo che, anche se in uso, la grafia scranno è errata. Il seggio su cui siedono deputati, senatori, giudici, consiglieri comunali e regionali, cardinali in conclave ecc. si chiama scanno (senza l’inserimento della rdopo la c).

Il vocabolo proviene dal latino scamnum (sgabello). Probabilmente il termine errato, ed entrato nell’uso, è nato per corruzione della voce scranna che deriva dal longobardo skranna (panca).

Di qui è nata la locuzione sedere a scranna, vale a dire erigersi a giudice per sentenziare.

27-04-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink



Abaco e... abbaco


La quasi totalità dei vocabolari che abbiamo consultato riportano abbacocome variante di abaco. Sullo stesso piano l'etimologo Ottorino Pianigiani. Le cose non stanno proprio così, e volendo sottilizzare potremmo fare un distinguo (anche se saremo contestati — certamente — da qualche grande linguista).

Scriveremo abaco(con una b) per designare la parte superiore del capitello di una colonna su cui poggia l’arco o l’architrave; con due b(abbaco), invece, per indicare il libro con le prime nozioni di aritmetica e anche una sorta di pallottoliere.

Nel plurale entrambi i termini mutano la desinenza -coin -chi: abachie abbachi. Sulla stessa lunghezza d’onda, ci sembra, il DOP, Dizionario di Ortografia e di Pronunzia.


26-04-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink



Difilato e defilato


Sembra incredibile ma è vero: molte persone credono che difilatoe defilatosiano l’uno sinonimo dell’altro e usano i due termini indifferentemente. No, non è così.
Il primo è avverbio e sta per celermente, direttamente, velocemente; il secondo termine è aggettivo e vale appartato: il giovane se ne stava defilato in un angolo.
Secondo il Sabatini Coletti la voce è attestata dal 1855, Aldo Gabrielli, invece, la data una cinquantina d’anni più tardi. Ma diamo la “parola” al Gabrielli.
«Neologismo, dal francese ‘défilé’, nato con la I guerra mondiale (1914—18): zona defilata, truppe defilate; cioè terreno, truppe fuori della vista o dei colpi del nemico. L’italiano dice la stessa cosa con vocaboli e modi suoi: ‘coperto’, ‘al coperto’, ‘protetto’, ‘fuori tiro’, ‘in angolo morto’: truppe al coperto, zona protetta o in angolo morto, terreno coperto e simili».
Questo francesismo, ormai, è entrato a pieno titolo nel nostro lessico e non ci sentiamo di condannarlo. Raccomandiamo solo di non confonderlo — come dicevamo all’inizio — con l’avverbio, difilato, che ha tutt’altro significato.


24-04-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink



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