Interesse
207. Al complemento di scopo è assai affine quello d’interesse, che consiste nella cosa e, più spesso, nella persona, a cui danno o vantaggio comecchessia torna l’azione, espressa dal verbo. In modo più determinato e particolare l’interesse si esprime colla prep. per; p. es. fare una cosa per alcuno, parlare per (cioè in favore di) ecc. tener per alcuno (cioè tener le parti di alcuno, favorire alcuno), temere, godere per alcuno ecc. Io farei per Corrado ogni cosa ch’io potessi. Boccaccio. – Non fa per te di star fra gente allegra. Petrarca.

208. Le particelle pronominali mi, ti, si ecc. unite coi verbi hanno spesso forza d’interesse e valgono per me, per te, per se. Disse Bruno: io ti spierò (spierò per te, a tuo pro) chi ella è. Boccaccio. Quindi servono a rafforzare il verbo, comunicandogli un senso d’intensità (vedi P. I, cap. XXIII, § 2 e 3).

209. A questo capo si riferiscono pure i modi simili si seguenti. Le parole che dice un povero figliuolo, te le inchiodano (quasi per te, in tuo danno) sulla carta. Manzoni. – Hanno appena immaginato un disegno, che il Conte Duca te l’ha già indovinato (davanti a te, perchè tu lo vegga). Manzoni. – È un pleonasmo che si pratica pure con le altre persone del verbo, e dei al discorso familiare molta vivacità.

210. In modo più largo e indeterminato l’interesse si esprime colla prep. a (e colle medesime particelle prenominali) per indicare la persona, e più di rado la cosa, a cui si riferisce l’azione del verbo; e dicesi anche termine indiretto, appunto perchè l’azione termina in esso, benchè non direttamente come nell’oggetto.

211. Prendono il complemento d’interesse molti verbi intransitivi od impersonali che indicano una relazione indiretta ovvero una comunicazione con alcuno; p. es. giovare o nuocere, piacere, compiacere o resistere, servire o ribellarsi, parere o apparire, rassomigliare, corrispondere, mancare, parlare, perdonare ad alcuno; e molti altri di significata uguale o somigliante. Ciò dicasi altresì degli aggettivi o sostantivi analoghi, che serbano forza verbale, i quali pure si costruiscono con a; p. es. utile, dannoso; favorevole, contrario ecc. fedeltà, infedeltà, gratitudine, assistenza ecc.

212. Per fuggire equivoco o mal suono il compl. oggettivo (P. II, cap. II, § 14) si muta con quello d’interesse; p. es. l’amore a Dio e anche verso Dio; la cura a qualche cosa o per qualche cosa. Così pure amico ad alcuno si usa del pari che di alcuno.

213. Anche molti verbi transitivi prendono, oltre l’oggetto, un complemento d’interesse che indica la persona, a cui la cosa significata dall’oggetto deve servire; p. es. dare una cosa ad alcuno; dire una parola ad alcuno; fare una cosa ad alcuno ecc.; scrivere una lettera, mandare un libro ad alcuno.



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