Ferragosto

Perché Ferragosto? Ecco cosa scrive Wikipedia:
Il Ferragosto è una festività tipicamente italiana, assente negli altri paesi europei, che cade il 15 agosto. Tradizionalmente dedicata alle gite fuori porta, è spesso caratterizzata da lauti pranzi al sacco e, data la calura stagionale, da rinfrescanti bagni in acque marine, fluviali o lacustri. Molto diffuso anche l'esodo verso le località montane o collinari, in cerca di refrigerio.
Il termine Ferragosto deriva dalla locuzione latina feriae Augusti (riposo di Augusto) indicante una festività istituita dall'imperatore Ottaviano Augusto nel 18 a.C. che si aggiungeva alle esistenti e antichissime festività cadenti nello stesso mese, come i Consualia, per celebrare i raccolti e la fine dei principali lavori agricoli.
L'antico Ferragosto, oltre agli evidenti fini di autopromozione politica, aveva lo scopo di collegare le principali festività agostane allo scopo di fornire un adeguato periodo di riposo, anche detto Augustali, necessario dopo le grandi fatiche profuse durante le settimane precedenti.
Nel corso dei festeggiamenti, in tutto l'impero si organizzavano corse di cavalli e gli animali da tiro, asini e muli, venivano dispensati dal lavoro e agghindati con fiori. Tali antiche tradizioni rivivono oggi, pressoché immutate nella forma e nella partecipazione, durante il Palio dell'Assunta che si svolge a Siena il 16 agosto.
Nell'occasione, i lavoratori porgevano auguri ai padroni, ottenendo in cambio una mancia: l'usanza si radicò fortemente, tanto che in età rinascimentale fu resa obbligatoria dai decreti pontifici.
Coincide con la festa cattolica della dormizione e assunzione di Maria (madre di Gesù). Esiste un parallelo tematico tra il rapimento delle vergini sabine e quello della Vergine in cielo.

08-11-2016 — Autore: Fausto Raso — permalink


Mucca e vacca

Mucca e vacca: che differenza c'è? Ce la spiega Enzo La Stella.

Il vocabolo vacca, derivante dal latino, viene sempre più spesso sostituito dal più neutro mucca, di probabile, tarda origine germanica.

Sembra infatti che i mercenari svizzeri e i lanzichenecchi bavaresi (i famosi lurchi del Carducci) che, nei secoli andati, scendevano a guerreggiare in Italia, irridessero alle vacche nostrane, meno grasse e placide delle loro, chiamandole Muchen che significa moscerini: nessuno afferrò l'ironia, il termine venne italianizzato e si diffuse cosicché, in molti casi, le vacche divennero... mucche.

07-11-2016 — Autore: Fausto Raso — permalink


Uso abusato del verbo fare

Due parole, due, sull’uso appropriato del verbo fare. Questo verbo, dunque, è adoperato in tutte le salse, come suol dirsi; ciò non è affatto ortodosso sotto il profilo grammaticale.

A questo proposito è bene ricordare che l’uso di fare, in sostituzione del verbo dire, per esempio, è linguisticamente accettabile soltanto quando nel corso di una narrazione o di un dialogo sottintende anche l’azione del gestire e vuole esprimere il concetto, o meglio, l’idea di un intervento repentino: m’incontra per strada, per caso, e mi fa... (cioè: mi dice) quando sei tornato?.

È bene evitare — sempre che si voglia parlare e scrivere secondo le leggi della lingua — alcune locuzioni in cui il verbo fare è adoperato nella forma riflessiva apparente: farsi l’automobile e simili; farsi i baffi; farsi la barba, farsi i capelli; farsi la testa; farsi le unghie; farsi un dovere; farsi cattivo sangue; farsene una passione; farsene una malattia.

In tutte le espressioni su dette il verbo fare può benissimo essere sostituito con un altro più appropriato. Farsi la barba, per esempio, si può sostituire con il verbo radersi.

04-11-2016 — Autore: Fausto Raso — permalink