Soddisfare: quali sono le forme giuste?
Soddisfaccio, soddisfo o soddisfò? Le prime due vanno bene; la terza non è sbagliata ma è rara. Come si spiega tanta varietà di forme?
I composti del verbo fare (assuefare, contraffare, liquefare, rifare, sopraffare, stupefare) seguono la coniugazione del verbo semplice: quindi assuefaccio, assuefacevo, assuefeci, assuefarò; contraffaccio, contraffacevo, contraffeci, contraffarò, e così via.
Tuttavia due composti — disfare e soddisfare — hanno sviluppato anche alcune forme autonome per il presente indicativo e congiuntivo, per il futuro e per il condizionale. potete dire o scrivere...
Presente indicativo: io disfaccio, soddisfaccio / io dìsfo, soddìsfo; tu disfài, soddisfài / tu dìsfi, soddìsfi; lui disfà, soddisfà / lui dìsfa, soddìsfa; noi disfacciamo, soddisfacciamo / noi disfiamo, soddisfiamo; voi disfate, soddisfate; loro disfanno, soddisfànno / loro dìsfano, soddìsfano.
Presente congiuntivo: che io disfaccia, soddisfaccia / che io dìsfi, soddìsfi; che tu disfaccia, soddisfaccia / che tu dìsfi, soddìsfi; che lui disfaccia, soddisfaccia / che lui dìsfi, soddìsfi; che noi disfacciamo, soddisfacciamo / che voi disfacciate, soddisfacciate; che loro disfàcciano, soddisfacciano / che loro dìsfino, soddisfino.
Futuro: io disfarò, soddisfarò / io soddisferò; tu disfarai, soddisfarai / tu soddisferai; lui disfarà, soddisfarà / lui soddisferà; noi disfaremo, soddisfaremo / noi soddisferemo; voi disfarete, soddisfarete / voi soddisferete; loro disfaranno, soddisfaranno / loro soddisferanno.
Condizionale presente: io disfarei, soddisfarei / io soddisferei; tu disfaresti, soddisfaresti / tu soddisferesti; lui disfarebbe, soddisfarebbe / lui soddisferebbe; noi disfaremmo, soddisfaremmo / noi soddisferemmo; voi disfareste, soddisfareste / voi soddisfereste; loro disfarebbero, soddisfarebbero / loro soddisferebbero.
S’intende che le voci non riportate non si usano, perché non sono documentate. S’intende anche che, nei tempi e nei modi non indicati, disfare e soddisfare seguono la coniugazione di fare: all’imperfetto indicativo disfacevo e soddisfacevo. non disfavo e soddisfavo, all’imperfetto congiuntivo disfacessi e soddisfacessi, non disfassi e soddisfassi, ecc.
Purtroppo la voce errata soddisfassi si trova anche in alcuni libri:
Della sovranità e del governo temporale dei papi libri tre — Pagina 246
Leopoldo Galeotti
Atti dell'Accademia lucchese di scienze, lettere ed arti, Volumi 24-28 - Pagina 159
Il figliastro del Manzoni, Stefano Stampa: dal carteggio inedito di don Stefano — Pagina 163
Prescrivere e proscrivere
Sembra incredibile, ma alcune persone ritengono che i due verbi siano l’uno sinonimo dell’altro e che si possano adoperare, quindi, indifferentemente.
No, amici, prescrivere e proscrivere, pur avendo lo stesso padre, il latino, hanno significati distinti.
Per le diverse accezioni si clicchi su prescrivere Dizionari Repubblica.it - prescrivere e proscrivere Dizionari Repubblica.it - proscrivere.
Per quanto attiene, invece, alla loro origine si vedano questi collegamenti: Etimo.it - prescrivere ; Etimo.it - proscrivere
Lo pseudonimo
Ci sembra particolarmente interessante spendere due parole su un uso, o meglio su un costume linguistico e letterario: lo pseudonimo. Il termine, in senso proprio, significherebbe che porta un falso nome derivando, il vocabolo dal greco ψεῦδος (pseudo, falso) e ὄνυμα (ònyma), variante di ὄνομα (ònoma, nome).
La falsità, tuttavia, è in senso benevolo: non si può includere sotto questa parola , per esempio, il nome falso che un incallito delinquente fornisce alla polizia per sviare le ricerche.
Gli pseudonimi sono affini ai soprannomi in quanto sia gli uni sia gli altri sono dei modi di chiamare le persone non rispettando il nome e il cognome autentico. C’è, tuttavia, fra i due modi una differenza fondamentale: il soprannome è imposto da altri, lo pseudonimo è scelto dalla persona interessata.
L’uso dello pseudonimo era assai diffuso, nei secoli passati, all’atto dell’arruolamento con il così detto nome di battaglia, soprattutto in Francia, tra il Seicento e il Settecento. Da noi, in Italia, quando Garibaldi si arrolò nella marina sarda si impose il nome di battaglia, di vago sapore classico, di Cleòmbroto. Dopo un periodo di silenzio i nomi di battaglia ricomparvero nella guerra italo-austriaca e, più recentemente, nella file della Resistenza.
L’uso degli pseudonimi è dilagato, però, in letteratura a opera di personaggi di rilievo che desideravano conservare l’anonimato come, per esempio, il re Giovanni di Sassonia, che tradusse la Divina Commedia con il falso nome di Filatete o la regina Elisabetta di Romania che firmava i propri scritti letterari con lo pseudonimo di Carmen Sylva. Non si sottrassero all’usanza degli pseudonimi alcuni scrittori che ritenevano il nome vero non bello o sonoro come l’avrebbero desiderato.
Altre volte, invece, il cambiamento di nome non è dovuto alla sua sonorità ma al ritegno degli interessati a sbandierarlo: si tratta, molto spesso, di giovani che si cimentano per la prima volta e attendono, prima di esibirsi con il vero nome, il verdetto di critici; talvolta di donne che preferiscono pubblicare i propri scritti con il nome di un uomo. Tipico, a questo riguardo, l’esempio di George Sand.
Sempre in campo letterario — dove l’uso o il costume degli pseudonimi si è maggiormente radicato — meritano particolare attenzione i nomi accademici. Nel XVI secolo le accademie che fioriscono in Italia erano come piccoli mondi appartati, basati su una finzione iniziale: nell’Accademia degli Umidi (1) i nomi degli stessi si riferivano tutti all’acqua o ai pesci; di qui il nome di Lasca assunto da Antonfrancesco Grazzini; nell’accademia della Crusca i nomi alludevano, invece, al pane o alla farina: l’Insaccato, l’Infarinato, l’Intriso.
L’Arcadia(2) vive nel mondo pastorale greco e adotta nomi conformi a quella finzione: Cario, Alfesibeo, Corilla Olimpica. Ma anche il teatro, per concludere queste modeste noterelle, non si sottrae all’uso del mondo letterario e per gli stessi motivi sopra accennati.
(1) Wikipedia - Accademia degli Umidi
(2) Wikipedia - Accademia dell'Arcadia
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