Peggio che andar di notte!
Ciò che avete letto nel titolo non è propriamente un modo di dire ma un’esclamazione che indica una situazione di per sé già disastrosa e che rischia di peggiorare ulteriormente.
Si usa anche riferita a un rimedio che peggiora la situazione anziché migliorarla.
La provenienza dell’esclamazione è intuitiva: si rifà, infatti, ai tempi in cui, data la totale mancanza di illuminazione delle strade, colui che usciva di notte si esponeva a un’infinità di pericoli.
Abbellare
Poche persone sanno, probabilmente, che il verbo abbellire ha un fratello, abbellare (che si coniuga secondo la I coniugazione), di uso prettamente letterario.
È la forma metaplastica del primo. In linguistica si chiama metaplasmo (modellare in modo diverso) ogni cambiamento di grafia e di pronuncia di una parola.
Nel caso specifico — ma non tutti i linguisti sono concordi — c’è stato un cambiamento di coniugazione: dalla III (-ire) alla I (-are).
Obiettivo o obbiettivo?
Si tratta di due varianti equivalenti (sia se riferite all'aggettivo, sia se riferite al sostantivo), che riprendono il latino medievale obiectivu(m).
Obbiettivo è attestato nell'italiano scritto sin dalla metà del secolo XVI; obiettivo dalla prima metà del secolo successivo.
Sia la grammatica italiana del Serianni (la garzantina Italiano), sia il Salvaitaliano di Valeria Della Valle e Giuseppe Patota consigliano l'uso della forma con la scempia (con una b sola), perché più vicina alla forma originaria latina.
Il Devoto-Oli 2005-2006 dà come prima forma obiettivo e come seconda obbiettivo, così come il Vocabolario della lingua italiana Treccani.
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