Parlare chiaro e tondo

Con quest'espressione — adoperata anche nella variante dire chiaro e tondo — rispondiamo al cortese lettore Edoardo F. di Priverno (LT).

Il senso della locuzione, dunque, è... chiaro: parlare in modo esplicito evitando allusioni, giri di parole, metafore e sottintesi. Dire, insomma, come stanno le cose, anche a costo di sembrare rozzi e privi di sensibilità.

Nella suddetta locuzione l'aggettivo tondo — ed è ciò che interessa  al gentile amico —  è preso dalla filosofia aristotelica: la regione celeste è immutabile, il suo moto è quello perfetto, cioè circolare:  il tondo.

In senso figurato, per tanto, colui che parla chiaro e tondo arricchisce il suo pensiero oltre che di... chiarezza anche di... perfezione. 

07-03-2015 — Autore: Fausto Raso — permalink


Nei ritagli di tempo

Chi non conosce questo modo di dire che in senso figurato significa svolgere un lavoro nelle ore lasciate libere dalle occupazioni principali, oppure nei momenti di pausa tra un'occupazione e l'altra?

Alcuni linguisti ritengono che l'espressione sottintenda che il tempo a disposizione sia veramente poco, quasi fosse letteralmente ritagliato da un pezzo di stoffa.

La locuzione, invece, ha origini più nobili in quanto è il latino horae subsicivae o subsiciva tempora. L'aggettivo subsicivus era, propriamente, un termine tecnico dell'agronomia e indicava i ritagli di terreno che avanzavano dopo la misurazione e l'assegnazione dello stesso. Il suo uso figurato delle porzioni (ritagli) di tempo non occupate dal negotium (lavoro) era molto frequente nel latino classico; si diceva, infatti, subsicivum  tempus o subsiciva tempora (horae subsicivae) per indicare qualche attività che veniva svolta nelle ore libere da impegni.

Oggi — come tutti sappiamo — questa locuzione ha preso piede e si adopera soprattutto a proposito di lavori svolti nei ritagli di tempo, a mo' di... passatempo, di svago.
Dizionario Latino Olivetti - SUBSICIVUS

28-02-2015 — Autore: Fausto Raso — permalink


Pulcelloni

È un vero peccato che i vocabolari abbiano relegato nella soffitta della lingua il termine pulcelloni, uno degli avverbi in -oni che la storia della lingua ha condannato come desueti. I sopravvissuti sono bocconi, carponi, tentoni, cavalcioni, ginocchioni, penzoloni e pochissimi altri adoperati, però, in modo errato facendoli precedere dalla preposizione a: a cavalcioni.
Gli avverbi, sarà utile ricordarlo, non hanno alcun bisogno di essere sorretti dalle preposizioni; nessuno dice, infatti, a lentamente. Perché, dunque, dobbiamo sentire una bestemmia linguistica come a tentoni, a cavalcioni e via dicendo?
Ma non divaghiamo e torniamo a pulcelloni, che anticamente si riferiva all'amaro tempo del nubilato: quella donna ha vissuto tutta la vita pulcelloni, vale a dire senza marito.
È veramente un peccato che la lingua moderna abbia messo in soffitta alcuni avverbi in -oni considerandoli superati dal tempo e abbia privilegiato i termini stranieri che, a nostro avviso, inquinano in modo considerevole il nostro idioma.
Si dirà: la lingua, come tutte le cose, invecchia e occorre dare spazio a vocaboli nuovi. Giustissimo, ben vengano i nuovi termini, purché siano italiani, non barbari. Che bisogno c'è, infatti, di dire che quella donna vive single quando avevamo un avverbio o, se preferite, un vocabolo tutto italiano che rendeva perfettamente l'idea della donna non sposata, pulcelloni, appunto? Ma tant'è.
Arrendiamoci pure al progresso linguistico ma condanniamo il barbarismo dilagante. È assurdo il dover constatare il fatto che molti giovani di oggi (ma non solo essi) conoscano perfettamente la lingua di Albione e restino atterriti davanti a parole (italianissime) come sdraioni, gironi, brancoloni, sdondoloni, tutti avverbi — come il citato pulcelloni — che un tempo esprimevano magnificamente il concetto ritenuto sorpassato dai compilatori dei vocabolari, che privilegiano — lo ripetiamo — il linguaggio barbaro alla madre lingua. Non crediamo di bestemmiare se sosteniamo che anche essi — per la parte che loro compete — sono responsabili dell'impoverimento della nostra lingua.
E a proposito di pulcelloni — che etimologicamente viene da pulcella (fanciulla) — sentite quanto scrive il trecentista Donato Velluti (Cronica domestica): «...Le dette Cilia e Gherardina non si maritarono; stettono un gran tempo pulcelloni, con isperanza di marito...».
Oggi vivere pulcelloni, che significa anche non avere alcun rapporto matrimoniale, sembra non avere più importanza, ma quando l'avverbio  nacque ne aveva (e come!) tanto che fu coniata anche un'altra parola (riferita sia agli uomini sia alle donne) per indicare le persone non sposate: pinzochero (con il femminile pinzochera)  termine fortunatamente non ripudiato dai vocabolari.
L'etimologia della parola è incerta: forse da bizzoco, membro d'una setta che seguiva la regola di S. Francesco, ma vivendo da eremita. Per estensione, quindi, il termine passò a indicare tutte le persone  che non erano sposate in quanto spiritualmente vivevano da eremita.

21-02-2015 — Autore: Fausto Raso — permalink