Dietro il o dietro a?

Alcune osservazioni sull’uso corretto di dietro che ha molteplici funzioni e che non tutti conoscono. Cominciamo con quella veramente sconosciuta ai più: la funzione aggettivale.
Naturalmente si tratta di una forma impropria di aggettivo in quanto il vocabolo in oggetto resta invariato tanto riferito a un sostantivo femminile quanto a un sostantivo plurale: il sedile dietro; la casa dietro; i finestrini dietro.
Come preposizione impropria vale nella parte posteriore; al di là di un’altra cosa e si unisce direttamente al nome che segue: dietro la casa; dietro la piazza. Alcuni preferiscono accompagnarlo con la preposizione (semplice o articolata) a: dietro alla facciata; dietro al mobile.
Riteniamo, questo, un uso non molto corretto e, quindi, da evitare in buona lingua italiana. Dietro è di per sé una preposizione, sebbene impropria, per quale motivo (grammaticale) farlo seguire da un’altra preposizione?
È obbligatoria, invece, la preposizione di quando dietro è seguito da un pronome personale: dietro di voi; dietro di loro. Quest’ultima preposizione (di) si tramuta in a, però, quando è espresso un concetto di moto a luogo (reale o figurato): andava sempre dietro a lei; correva sempre dietro alla moda.
In funzione avverbiale dietro significa nella parte posteriore e spesso è accompagnato con altri avverbi di luogo o preceduto dalla preposizione di: sedeva dietro o di dietro, vale a dire nella parte posteriore. E, sempre come avverbio, può assumere un valore temporale con il significato di dopo: ha commesso un errore dietro l’altro.
Concludiamo queste due parole, due riportando quanto dice in proposito l’illustre linguista, ormai scomparso, Aldo Gabrielli, un padre della lingua: «Con dietro si costruiscono numerose locuzioni scorrette che è necessario evitare; non si dica dietro sua domanda ma a sua domanda; dietro consegna ma alla consegna; dietro versamento ma contro versamento, all’atto del versamento; dietro il vostro intervento ma per il vostro intervento; dietro la vostra assicurazione ma dopo la vostra assicurazione (…)».
E tante altre ancora che omettiamo per non tediarvi oltre misura.

02-03-2010 — Autore: Fausto Raso — permalink


Declinare

Riportiamo quanto sostiene il linguista Luciano Satta circa l'uso del verbo “declinare” perché riteniamo interessante ciò che dice:

«Verbo poco sopportabile, sia nel senso affermativo di dire, rendere noto (declinare le proprie generalità) sia nel senso negativo di rifiutare, respingere (declinare un invito, un'offerta). Si obietterà che declinare è più gentile di rifiutare; ma addolcire non è difficile: Ha dovuto rifiutare l'invito, Ha rifiutato con dispiacere l'invito».

01-03-2010 — Autore: Fausto Raso — permalink


Perdere la trebisonda

In lingua italiana il nome, sostantivato, della città viene utilizzato nella frase perdere la trebisonda con utilizzo e significato analogo a quello di perdere la bussola (o la tramontana): «essere disorientati o confusi e con il significato aggiuntivo di perdere il controllo, inquietarsi».

Ciò deriva dal fatto che, anticamente, la città di Trebisonda costituiva un importantissimo punto di riferimento visivo per le navi che percorrevano quelle rotte: se mancato, spesso si verificavano tragici naufragi lungo le coste circostanti. (da Wikipedia)

Aggiungiamo noi: Trebisonda costituiva – un tempo – il maggior porto sul Mar Nero e per i mercanti perdere la rotta per Trebisonda voleva significare perdere tutto il denaro investito per il viaggio.

Di qui anche il significato figurato di perdere la testa, perdere le staffe, perdere il lume della ragione.

27-02-2010 — Autore: Fausto Raso — permalink