Romanzo a puntate

I giornali (quotidiani e periodici) ma soprattutto le televisioni ci bombardano quotidianamente con romanzi che, data la loro lunghezza, non possono essere ridotti di molto senza alterarne il contenuto; di conseguenza si protraggono nel tempo e vengono proposti agli appassionati a puntate.
A questo proposito avete mai pensato, cortesi lettori, perché questo modo di diluire nel tempo il contenuto di un romanzo si chiama puntata? Abbiamo svolto una piccola inchiesta tra i nostri conoscenti e nessuno, ahinoi, è stato in grado di rispondere. Un ragazzo ha azzardato una risposta a dir poco umoristica: la puntata serve a puntare l’attenzione sul prossimo episodio...
Apriamo, allora, un vocabolario alla voce o lemma puntata e leggiamo: «parte di un’opera di carattere saggistico, artistico e simili che si pubblica isolata dalle altre in fascicolo o su un numero di giornale o rivista cui appariranno successivamente le restanti parti». Bene. La nostra curiosità, però, non è stata appagata completamente; dobbiamo sapere, ancora, perché si chiama puntata.
Questo termine ci è giunto dal linguaggio dei rilegatori di libri: la puntata era, infatti, il numero massimo di fogli che il rilegatore poteva fermare con un unico punto. Per estensione si è dato, quindi, il nome di puntata a tutte le pubblicazioni di carattere periodico concernente un unico argomento (e con l’avvento della televisione lo stesso nome è stato dato agli sceneggiati che si protraggono nel tempo). Ma non è finita.
La puntata, intesa come fermata è anche – come si dice comunemente – una breve escursione, una breve sosta in un luogo: «Fece una puntata a Roma e poi tornò con tutta la famiglia a Cagliari».

26-02-2010 — Autore: Fausto Raso — permalink


La siringa

Avreste mai immaginato, cortesi lettori, che la siringa, cioè quello strumento di vetro o di plastica nel quale scorre uno stantuffo e alla cui estremità è collocato un ago, adoperato per le iniezioni o altri scopi deve il nome alla mitologia?

Siringa era il nome di una bellissima ninfa greca, figlia del dio del fiume Ladone, della quale si invaghì il dio Pan. Il suo amore, però, non era ricambiato e Siringa fuggì chiedendo aiuto al padre che la tramutò in un canneto.

Pan tagliò allora vari pezzi di canna e, unitili in ordine digradante, ottenne lo strumento a fiato detto, ancor oggi, Siringa di Pan.

etimo.it

25-02-2010 — Autore: Fausto Raso — permalink


Più deteriore?

Molto spesso ci capita di leggere sulla stampa articoli di critica cinematografica o televisiva, firmati anche da penne illustri, in cui «l'attore ha messo in luce l'aspetto più deteriore di sé». Non ce ne vogliano gli insigni critici se ci permettiamo di riprenderli, ma dimostrano di non saper tenere la penna (ora il computer) in mano. Questo più deteriore è quanto di... deteriore si possa leggere. E ci spieghiamo.
Deteriore - si studiava nella scuola media inferiore prima della riforma voluta, a spada tratta, dai tantissimi demagoghi della politica scolastica - è già di per sé un aggettivo comparativo e significa più cattivo, peggiore. Viene, infatti, dal latino deterior, comparativo dell'aggettivo (non documentato) deter (cattivo).
Dicendo più deteriore, quindi, è come se dicessimo più peggiore, errore, questo, in cui non cade neanche l'ultimo scolaro di quinta elementare del paesino più sperduto tra le montagne. Come mai moltissime firme di prestigiosi giornali continuano nell'errore, anzi orrore?
Ce lo spiega l'insigne linguista Aldo Gabrielli.

«Come avvengono questi incidenti linguistici? Avvengono perché si tratta in origine di parole scelte (...) che poi un bel giorno scappano dal nobile chiuso dove erano sempre vissute e ben trattate, e finiscono nelle mani di persone impreparate a certe squisitezze. (...) È la sorte toccata a molte altre parole (...) che oggi per mezzo dei giornali, della radio e della televisione arrivano agli orecchi di milioni di persone impreparate a riceverle, sempre pronte a raccoglierle, spesso per snobismo o per semplice imitazione, e a usarle così come vien viene».

24-02-2010 — Autore: Fausto Raso — permalink