Intravedere, non intravvedere

Gentile amico lettore di Prato, il verbo intravedere non richiede il raddoppiamento sintattico in quanto è composto con il prefisso intra- e il verbo vedere. Il predetto prefisso, al contrario di infra-, non dà luogo alla cogeminazione (raddoppiamento della consonante).
Quanto agli esempi di cogeminazione che lei riporta, sono tutte parole che non hanno nulla che vedere con il prefisso intra- in quanto quest’ultimo è etimologicamente assente. Vediamole una a una.
Intrattenere: è composto con il prefisso in- e il verbo trattenere; intrappolare: prefisso in- e trappola, per formare, appunto, intrappolare; intraporre: questa è la grafia corretta (quella con due p è tollerata da alcuni vocabolari come lo è intravvedere) perché è un rifacimento di interporre con cambio di prefisso; intrattabile: prefisso in- e trattabile.
Per quanto attiene a intrallazzo è un neologismo tratto dalla voce dialettale siciliana ntirlazzu o ntrallazzu, anche se si può far risalire al latino inter (tra) e laqueus (laccio) e in questo caso il raddoppio della l si spiegherebbe con il fatto che la pronuncia (di conseguenza la grafia) meridionale tende al raddoppiamento delle consonanti, al contrario di quella settentrionale, veneta in particolare.

13-12-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink


Essere un uomo di soldo

Essere un uomo di soldo, vale a dire una spia, un informatore.

L’espressione si adopera soprattutto nei confronti di una persona corrotta o corruttibile, disposta a commettere qualunque nefandezza in cambio di denaro.

L’origine è intuitiva: anticamente era definito uomo di soldo il soldato, in particolare il mercenario, che per il soldo combatteva contro chicchessia, senza nessun ideale.

11-12-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink


Ebbimo? Voce popolare

Ciò che lei ha scritto, cortese amico della Spezia, è una conferma di quanto sostiene questo portale: non sempre le così dette grandi firme fanno la lingua. La voce ebbimo, adoperata da un grande della carta stampata e di cui lei non fa il nome, è popolare. Chi ama parlare e scrivere secondo le norme grammaticali deve usare la forma corretta avemmo.

Il motivo è semplicissimo: nei verbi – e ciò si avverte in quelli irregolari – c’è un collegamento radicale tra la prima persona singolare, la terza singolare e la terza plurale da un lato e le altre dall’altro.

Prendiamo il verbo mettere. La radice met si riscontra nella seconda singolare (met-testi), nella prima plurale (met-temmo) e nella seconda plurale (met-teste). La stessa cosa si ha con il verbo avere: tu av-esti, noi av-emmo, voi av-este. Per concludere: non prenda per oro colato, gentile amico, la lingua che ci propinano – a volte anche con presunzione – le grandi firme del giornalismo. Dimenticavamo: ciò vale anche per l’altra voce popolare, seppimo (in luogo di sapemmo).

10-12-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink