Intravedere, non intravvedere
Gentile amico lettore di Prato, il verbo intravedere non richiede il raddoppiamento sintattico in quanto è composto con il prefisso intra- e il verbo vedere. Il predetto prefisso, al contrario di infra-, non dà luogo alla cogeminazione (raddoppiamento della consonante).
Quanto agli esempi di cogeminazione che lei riporta, sono tutte parole che non hanno nulla che vedere con il prefisso intra- in quanto quest’ultimo è etimologicamente assente. Vediamole una a una.
Intrattenere: è composto con il prefisso in- e il verbo trattenere; intrappolare: prefisso in- e trappola, per formare, appunto, intrappolare; intraporre: questa è la grafia corretta (quella con due p è tollerata da alcuni vocabolari come lo è intravvedere) perché è un rifacimento di interporre con cambio di prefisso; intrattabile: prefisso in- e trattabile.
Per quanto attiene a intrallazzo è un neologismo tratto dalla voce dialettale siciliana ntirlazzu o ntrallazzu, anche se si può far risalire al latino inter (tra) e laqueus (laccio) e in questo caso il raddoppio della l si spiegherebbe con il fatto che la pronuncia (di conseguenza la grafia) meridionale tende al raddoppiamento delle consonanti, al contrario di quella settentrionale, veneta in particolare.
Essere un uomo di soldo
Essere un uomo di soldo, vale a dire una spia, un informatore.
L’espressione si adopera soprattutto nei confronti di una persona corrotta o corruttibile, disposta a commettere qualunque nefandezza in cambio di denaro.
L’origine è intuitiva: anticamente era definito uomo di soldo il soldato, in particolare il mercenario, che per il soldo combatteva contro chicchessia, senza nessun ideale.
Ebbimo? Voce popolare
Ciò che lei ha scritto, cortese amico della Spezia, è una conferma di quanto sostiene questo portale: non sempre le così dette grandi firme fanno la lingua. La voce ebbimo, adoperata da un grande della carta stampata e di cui lei non fa il nome, è popolare. Chi ama parlare e scrivere secondo le norme grammaticali deve usare la forma corretta avemmo.
Il motivo è semplicissimo: nei verbi – e ciò si avverte in quelli irregolari – c’è un collegamento radicale tra la prima persona singolare, la terza singolare e la terza plurale da un lato e le altre dall’altro.
Prendiamo il verbo mettere. La radice met si riscontra nella seconda singolare (met-testi), nella prima plurale (met-temmo) e nella seconda plurale (met-teste). La stessa cosa si ha con il verbo avere: tu av-esti, noi av-emmo, voi av-este. Per concludere: non prenda per oro colato, gentile amico, la lingua che ci propinano – a volte anche con presunzione – le grandi firme del giornalismo. Dimenticavamo: ciò vale anche per l’altra voce popolare, seppimo (in luogo di sapemmo).
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