Giustiziare e assassinare

La stampa adopera indifferentemente i verbi assassinare e giustiziare. I due verbi non sono sinonimi, anche se il risultato è il medesimo.

Lo spiega chiaramente il vocabolario Treccani in linea:

giustiziare v. tr. [der. di giustizia] (io giustizio, ecc.). —
Sottoporre a esecuzione capitale, in seguito a regolare condanna penale, e più genericamente in esecuzione di una condanna a morte: giustiziare un criminale; i due traditori furono giustiziati all’alba.
Erroneo l’uso del verbo nel significato di uccidere, mettere a morte, assassinare.
* Participio passato giustiziato, anche come aggettivo e sostantivo, che, o chi, ha subito la sentenza di morte: i corpi dei due giustiziati furono sepolti nella fossa comune.

18-10-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink


La vignetta

Avete mai pensato, gentili amici lettori, al motivo per il quale quei disegni satirici o umoristici, spesso senza parole, che appaiono sulle pagine dei quotidiani o dei settimanali prendono il nome di vignetta? Una piccola vigna dalla quale, è risaputo, possiamo ottenere un ottimo vino cosa ha che vedere con un disegno?
Apparentemente nulla, ma tra il disegno e la piccola vigna c’è una relazione strettissima. Occorre sapere, dunque, che anticamente, soprattutto durante il secolo XVI, gli editori erano soliti ornare i libri con bellissime incisioni floreali. Se vi capita tra le mani un libro di quell’epoca (basta andare in una biblioteca ben fornita) vi potete rendere conto personalmente della bellezza di quelle incisioni.
Gli editori, dicevamo, non solo facevano frontespizi (la prima pagina dei libri, la copertina) ornatissimi ma decoravano intere pagine e l’inizio di ogni capitolo. Queste decorazioni rappresentavano, il più delle volte, tralci e viticci. Come accade spesso, in questi casi quei disegni furono battezzati ‘vignetta’ perché rappresentavano, per l’appunto, dei pampini di vite.
Con il trascorrere del tempo il termine vignetta acquistò l’accezione più generale di illustrazione, anche se i disegni che rappresentava non erano di natura vegetale. Per gli amatori della lingua pura – sarà bene precisarlo – vignetta era un termine condannato dai puristi dell’Ottocento perché deriva dal francese vignette (piccola vigna); bisognava dire, all’epoca, figurina, disegnino.
Va da sé che oggi il vocabolo barbaro è entrato a pieno titolo nell’idioma nazionale ed è riportato da tutti i vocabolari acquisendo il significato di disegno umoristico o satirico.
etimo.it

16-10-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink


È una paccottiglia...

Molto spesso adoperiamo per pratica vocaboli di cui non conosciamo il significato intrinseco come, per esempio, paccottiglia.

Il dizionario etimologico del Pianigiani (in rete) dà questa spiegazione: www.etimo.it.

Ma non abbiamo scoperto nulla. Il termine, dunque, di provenienza franco-iberica (pacotille, pacotilla), significa merce scadente.

Nei tempi andati i commercianti affidavano denaro e merci ai naviganti perché li convertissero in altre merci (o denari) negli scali dove sarebbe approdata la nave.

Alcuni di loro, poco onesti, affidavano fondi di magazzino e roba molto scadente. Da questa compravendita venne alterato il vero senso del termine in roba scadente.

15-10-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink




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