Eliminiamo eliminare

Sì, cortesi amici, avete letto bene, eliminiamo il verbo eliminare quando non è adoperato nel giusto contesto, come ci fa notare il linguista Aldo Gabrielli, al quale diamo la parola.
«Eliminare, dal latino eliminare, vale in origine "cacciar dalla soglia di casa" (da e=ex, da, e limen, —inis, soglia); fu introdotto nella lingua dai matematici e dai filosofi, e dovrebbe restare in quelle scienze, sennonché oggi si usa solo, come fanno i Francesi, nel significato di escludere, rimuovere, toglier via, toglier di mezzo, sopprimere, distruggere, scartare, elidere, scacciare, allontanare e simili. Non se ne abusi, e tutte le volte che sia possibile, si ricorra a un de' verbi ora detti. Lo stesso dicasi di eliminazione, che potrà meglio sostituirsi con rimozione, soppressione, distruzione, uccisione, scarto, elisione, allontanamento e simili», a seconda dei casi, aggiungiamo noi.
Quanto a eliminatoria— fa notare sempre il linguista — si adopera nel linguaggio sportivo e, pur essendo il francese épreuve éliminatoire, è accettabile nella lingua nazionale.

07-08-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink


Lasciare (lanciare) le noci

Sembra che la suddetta espressione risalga all'epoca dei nostri antenati Latini (relinque nuces). Durante la celebrazione del matrimonio lo sposo lanciava delle noci, che metaforicamente rappresentavano l'abbandono dell'infanzia per entrare nell'età adulta.
La cerimonia del lancio delle noci da parte dello sposo era fortemente sollecitata dai bambini presenti, che in seguito le adoperavano nei loro giochi in alternativa alle biglie.
Secondo Plinio le noci avevano un’importanza fondamentale nelle cerimonie nuziali perché dotate di un doppio rivestimento, il guscio e il mallo, erano per tanto simbolo di una unione solida e duratura.
Secondo altri autori il lancio delle noci ai bambini rappresentava un gesto di buon augurio per la novella sposa che entrava nella casa del marito. Si è ipotizzato anche che questo rituale fosse un augurio di prosperità e fecondità per la nuova coppia.
Ancora oggi oltre al riso si lanciano ai novelli sposi confetti e caramelle. E i fanciulli presenti si precipitano a raccoglierli con lo stesso entusiasmo e gioiosa confusione dei bambini di tanti tanti secoli fa.

04-08-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink


Disopra e di sopra

Di questo avverbio di luogo, che sta per in luogo superiore, soprasono corrette entrambe le grafie (la scissa e l’univerbata); la più adoperata, però, è la forma scissa.

È preferibile la grafia unita quando l’avverbio è adoperato in funzione di sostantivo maschile atto a indicare la parte superiore di qualcosa: il disopradel tavolo; il disopradell’edificio.

03-08-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink