La morgue

Un gentile lettrice di Orvieto (che desidera conservare l’anonimato) ci domanda per quale motivo con il termine morguesi intende quel triste luogo a tutti noto: l’obitorio. Giriamo il quesito al mai abbastanza compianto insigne linguista Aldo Gabrielli — a nostro avviso — un padre della lingua.

«Voce francese d’ignota origine, che oggi significa “contegno fiero”, “alterigia”. Un tempo però (secolo XVII) indicava un luogo del carcere dove i prigionieri eran raccolti per essere bene osservati e perquisiti dalle guardie prima di venire chiusi nelle celle; da questo fatto si estese il nome di “morgue” a quel luogo di Parigi dove si esponevano per il riconoscimento i cadaveri di sconosciuti. Con quest’ultimo significato la voce è molto usata anche da noi, invece di “sala mortuaria” o, meglio di “obitorio”, neologismo felicemente costruito (1936) sul latino “obitus”, ‘morte’ (...). È inutile, quindi, il brutto adattamento “morga”. Alcuni nostri malparlanti usano “morgue” nel significato di “alterigia”, “sussiego”, “superbia”, “presunzione”, “aria”, “boria”, “spocchia” e simili: “la ‘morgue’ dei potenti”; dirai “la ‘superbia’ dei potenti”».

17-07-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink


Allettare e... allettare

Breve viaggio attraverso l’immensa foresta del vocabolario alla ricerca di parole omofone, ma dal significato diverso, facendo tappa al verbo allettare. In questo caso la parola, anzi il verbo, oltre a cambiare di significato cambia anche la provenienza etimologica. Vediamo.
Il significato principe del verbo in questione è attirare con lusinghe, piacevolezze o promesse ed è il corrispettivo latino allectare, intensivo di allicere (indurre con dolcezza a qualcosa): l’idea di una crociera mi alletta molto (si clicchi su Etimo.it - allettare).
C’è da dire — per onestà linguistica — che questo verbo ha perso, oggi, la natura maligna del suo genitore (prendere al laccio, quindi attrarre con lusinghe) e vale, come testé visto, attrarre con l’aspettazione di cose piacevoli (la crociera).
L’altro significato del verbo è quello di costringere al letto, ma non ha nulla che vedere con il latino allicere essendo di formazione — potremmo dire — più moderna essendo composto con la preposizione ae il sostantivo letto, dal latino lectus (giaciglio).
E concludiamo il viaggio con il vocabolo colmo, che può essere tanto sostantivo quanto aggettivo e con due distinti significati: parte più alta di una prominenza (sostantivo) e pieno fino all’orlo(aggettivo). L’origine, però, è un po’ diversa.
Il sostantivo, che in senso figurato si adopera anche per indicare il grado più alto che è possibile pensare, immaginare o raggiungere è il latino culmen, -inis: il colmo della vita (l’età matura). Con lo stesso nome — e chi non lo sa? — si indica anche un particolare tipo di indovinello che si risolve, nella maggior parte dei casi, in un bisticcio di parole.
Per quanto attiene all’aggettivo bisogna rifarsi, invece, al participio passato sincopato del verbo colmare: colm(at)o. La sincope, è bene ricordarlo, è la caduta di una o più lettere nel corpo di una parola. Nel caso specifico da colmato sono cadute la ae la t (ed è rimasto colmo).

14-07-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink


Scrupolare

Un altro verbo non da salvare (perché non è attestato nei vocabolari) ma da... divulgare: scrupolare. Il significato, ci sembra, è ovvio.

Lo abbiamo scovato nel libro di Alfredo Ravanetti — 2008 — 252 pagine. «Un paio di balordi si accostano e le sfilano i vestiti: pensano che se non abbiamo anima tanto vale godersela e non scrupolaretroppo. Il saggio sorride distante, inarrivabilmente alto nel torrione della sua indifferenza. ...».

13-07-2017 — Autore: Fausto Raso — permalink