Fare il chilo

«Devi smetterla una volta per tutte d’invitare a pranzo, e per giunta all’improvviso, quell’antipatico del tuo capufficio – sbottò la moglie del ragionier Rosoni – so benissimo che ciò serve ad accelerare la tua carriera, ma sono stanca di dovergli cedere anche il nostro letto perché lui – poverino! – deve fare il chilo. Sai benissimo – proseguì – che non abbiamo la camera per gli ospiti e tu, disgraziato, continui imperterrito a invitarlo ignorando le mie legittime rimostranze. Ora basta: quando viene lui, vado via io. Per il pranzo ti arrangerai!».

Voi, cortesi amici, siete soliti “fare il chilo”? Quest’espressione, l’avrete intuito, significa «starsene a riposo dopo il pasto per facilitare la digestione».

Si chiama chilo, infatti, il fluido lattiginoso che si forma con gli alimenti parzialmente digeriti nell’intestino tenue.

La voce è il latino chylos, tratto dal verbo greco chein, versare, di probabile origine indeuropea.

29-11-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink


Un non errato

Alcuni stupiranno nell’apprendere che, contrariamente a quanto riportano le grammatiche (tutte?) e a quanto ci hanno insegnato a scuola, esiste anche – ed è un uso legittimo – un (con l’accento). Sembra errato, ma non è così.

Occorre distinguere, infatti, il su preposizione dal avverbio. Tra i due su c’è una notevolissima diversità di intonazione, di “suono” e, quindi, di... accento.

Il su preposizione è, in generale, atono: raccogli i panni su uno stenditoio; guarda su quella cima. Il con valore avverbiale è, invece, fortemente tonico: guarda sù, verso la cima; non andare sù.
Il avverbiale, per tanto, si può accentare e nessuno, docenti di lingua compresi, potrà dire che è uno strafalcione perché la linguistica lascia ampia libertà di scelta a colui che scrive.

27-11-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink


Repulsione o ripulsione?

Repulsione o ripulsione? Qual è la grafia corretta? L’insegnante di mio figlio ha corretto, in un componimento, ripulsione in repulsione.
Entrambe le grafie sono corrette, gentile amico di Rovigo; non capiamo, quindi, il comportamento del docente.
C’è da dire, però, che repulsione rispecchia fedelmente l’origine latina: repulsione(m), da repulsus, participio passato di repellere (respingere). Per l’esattezza il vocabolo in questione è composto del prefisso re- (indietro) e il verbo pellere (spingere); quindi respingere, vale a dire spingere indietro.
In moltissime parole il prefisso latino re- si alterna con quello italiano ri-, come nel caso, appunto, di repulsione o ripulsione; recupero o ricupero; resurrezione o risurrezione.
I prefissi “re-“ e “ri-”, sia ben chiaro, si mettono davanti ai verbi e loro derivati per indicare il ripetersi di un atto, di un’azione o per indicare il verificarsi di un’azione di senso contrario come, per esempio, re-agire; re-impiegare, re-investire; re-spingere.

26-11-2009 — Autore: Fausto Raso — permalink