Essere un mezzo uomo
Questa locuzione – che oltre al significato proprio di uomo di bassa statura, dall’aspetto gracile ha anche il significato figurato di uomo di carattere debole, sottomesso, pavido – ci è stata richiesta dal cortese lettore Valerio P. di Frascati il quale desidera conoscere, per l’appunto, come è nata l’accezione figurata.
L’espressione è tratta dal gergo marinaro in quanto il mezzo uomo (o mezzo marinaio) è un membro dell’equipaggio che, in attesa di divenire marinaio a tutti gli effetti, non ha mansioni specifiche.
Deve essere in grado, però, di fare un po’ di tutto — sia pure a bassi livelli — e tenersi pronto a dare una mano agli uomini (i marinai) in caso di necessità.
Di qui l’uso figurato della locuzione entrata nel linguaggio comune.
Per il tramite di...
Sì, sappiamo benissimo che oggi è invalso l’uso di adoperare figuratamente tramite nel senso di intermediario, di elemento o mezzo di connessione o di collegamento: fare, agire da tramite.
Chi ama la lingua, però, deve rispettare l’origine sostantiva del... sostantivo che, come dicevamo, deve restare tale e non può essere adoperato in funzione di avverbio: te lo faccio sapere tramite telefono.
A questo proposito, a costo di fare arrabbiare gli 'antigabriellisti', riportiamo quanto dice, per l’appunto, un Padre della lingua italiana, Aldo Gabrielli.
«Tramite” è il latino trames, tramitis, che vale ‘scorciatoia’, ‘sentiero’, ‘passaggio’ e deriva dal verbo trameare, contrazione di transmeare, passare, oltrepassare (composto di trans, di là e meare, andare, dirigersi; donde l’italiano ‘meato’) ma in tal senso è ormai di uso poetico o letterario. Comune invece nella locuzione “per il tramite di”: trasmetteremo la domanda per il tramite della prefettura; si dica ‘per mezzo di’ e si dirà assai meglio. Peggio, poi, usar tramite nello stesso senso, ma come avverbio: tramite l’ufficio postale, ho avuto l’assegno; mandami due righe, tramite tuo fratello. Anche qui si dica ‘per mezzo di’, e si lasci questa locuzione goffa che fa il paio con quella, anche più goffa, che suona ‘per il canale di’ che si usa specialmente nel linguaggio burocratico, in frasi come queste: per il canale dell’ufficio X vi trasmettiamo ecc.; per il canale del signor Tale venni a sapere ecc. L’uso non è di oggi, e risale almen tre secoli fa; ma è traslato di dubbio gusto, che si sconsiglia di imitare. Si dica ‘per mezzo di’ e si dirà meglio».
Che cosa aggiungere di più? Le cose stanno così. Se amate il bel parlare e il bello scrivere fate in modo che nessun sedicente linguista faccia...da tramite tra voi e la lingua di Dante. I soliti vocabolari, però... Da parte nostra siamo e resteremo fedeli al nostro Maestro.
Coscienza e conoscenza
L’amico lettore C.G. di Roma desidera sapere se esista una regola che ci permette di stabilire quando i sostantivi che finiscono in -enza prendono la i.
Perché, per esempio, si domanda il cortese lettore, coscienza con tanto di i, mentre conoscenza senza la i? Eppure entrambi i sostantivi finiscono in -enza.
Non esiste, purtroppo, una regola che possa venirci in aiuto in simili casi. Occorre risalire all’etimo della parola oggetto di dubbio e vedere se la i è presente nella radice del termine dal quale proviene; in tal caso la i sarà presente anche nella parola figlia.
Coscienza viene dal latino conscientia, dal verbo conscire (avere consapevolezza) e come si può vedere la i è presente nella matrice.
Conoscenza, invece, senza la i perché la stessa non è presente nella parola da cui deriva, il tardo latino cognoscentia, a sua volta dal verbo cognoscere (conoscere).
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